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Venerdì, 26 Aprile 2024
L'inchiesta

"Truffa al Parlamento europeo": sequestrati 170mila euro a deputata leghista

La Procura Ue ha accusato un'esponente del Carroccio di aver pagato falsi assistenti con i fondi dell'Eurocamera: "Nei curriculum dichiarati titoli di studio di cui non disponevano"

Avrebbe "beneficiato" di fondi del Parlamento europeo per pagare lo stipendio di "quattro membri del personale" che non avrebbero svolto "le attività connesse alla funzione per la quale erano stati assunti, o le hanno svolte solo parzialmente". È con questa accusa che l'Eppo, la procura europea, ha eseguito un sequestro di oltre 170mila euro nei confronti della eurodeputata bresciana della Lega Stefania Zambelli, e nei confronti di quattro dei suoi assistenti, nell'ambito di un'indagine su possibili frodi in materia di indennità parlamentari.

"Secondo gli elementi di prova - si legge in un comunicato dell'Eppo - i quattro membri del personale non hanno svolto le attività connesse alla funzione per la quale erano stati assunti, o le hanno svolte solo parzialmente, documentando falsamente la loro attività al Parlamento europeo. Inoltre, hanno travisato i propri titoli di studio, avendo dichiarato competenze scolastiche e professionali di cui, secondo l'inchiesta, non disponevano. Si ritiene - continua il comunicato - che l'eurodeputata, strettamente legata ad almeno una delle persone assunte, abbia beneficiato anche delle somme corrisposte dal Parlamento europeo per le attività lavorative che il personale avrebbe dovuto svolgere". I danni stimati al bilancio dell'Ue dalla procura ammontano a 172.148,82 euro. Nell'ambito dell'inchiesta, scrive l'Ansa, "risulta indagato anche l'ultrà del Milan Marco Pacini, appartenente alle Brigate rossonere, compagno della figlia della deputata e che risulta nello staff dell'esponente bresciana". A Pacini sarebbe stata sequestrata anche un'auto.

La replica di Zambelli

"In relazione ai fatti che hanno determinato l'esecuzione del sequestro preventivo a mio carico, tengo a precisare che né io né i miei collaboratori abbiamo commesso alcun illecito. Il nostro operato è sempre stato improntato alla massima lealtà e trasparenza nei confronti delle istituzioni e della collettività", ha detto attraverso una nota l'eurodeputata Zambelli. "Mi preme sottolineare che l'assistente parlamentare che con la sua denuncia ha dato origine a questo procedimento, è la stessa persona che mi aveva già denunciato al Parlamento europeo nel 2019, con le stesse argomentazioni", ha aggiunto Zambelli. "In quella circostanza, per i medesimi fatti, questa assistente è stata all'esito del giudizio licenziata per giusta causa, secondo le indicazioni ricevute dagli stessi funzionari del Parlamento europeo, mentre nei miei confronti non è stato emesso alcun provvedimento. Sono a completa disposizione delle autorità giudiziarie per qualsiasi chiarimento", ha concluso.

I precedenti

Non è la prima volta che un eurodeputato viene indagato per l'utilizzo dei fondi del Parlamento europeo previsti per gli assistenti parlamentari. Nel 2019, la forzista Lara Comi era stata denunciata per truffa ai danni dell'istituzione Ue proprio perché sospettata di aver usato i fondi per gli assistenti per fini personali. Il processo è ancora in corso, mentre Comi è tornata a sedere sui banchi del Parlamento europeo. Anche Eva Kaili, l'ex vicepresidente dell'Eurocamera arrestata nell'ambito del Qatargate, è accusata dello stesso tipo di truffa. 

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