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Venerdì, 27 Maggio 2022
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In Europa crolla la maggioranza Ursula: Sassoli verso la ricandidatura, tensione tra popolari e socialisti

L’esponente del Pd non si fa da parte. Per il centrodestra è la rottura dei patti di inizio legislatura

L’alleanza tra le forze politiche Ue che governano a Bruxelles, meglio nota come maggioranza Ursula, si è sgretolata dopo una lite interna tra popolari e socialisti sulla presidenza del Parlamento europeo. Arrivati al giro di boa di metà legislatura, il Partito popolare europeo di centrodestra reclama il diritto alla successione di David Sassoli che, secondo il primo gruppo dell’Eurocamera, aveva accettato di fare il presidente solo per due anni e mezzo per poi lasciare il posto a un esponente popolare. Ma l’ex giornalista del Tg1 ha fatto sapere ieri sera di essere disponibile a ricandidarsi alla guida dell’Aula nella consueta rielezione di metà legislatura. Un casus belli che potrebbe avere forti ripercussioni negli equilibri politici Ue. 

La spaccatura tra le due principali forze politiche europee segna infatti la prima vera a propria crisi nella maggioranza che il 16 luglio 2019 votò unita per Ursula von der Leyen alla presidenza della Commissione europea. L’ok alla tedesca alla guida dell’esecutivo Ue rientrava in un accordo di legislatura tra popolari, socialisti e liberali di Renew Europe, che infatti si spartirono le altre cariche di rilievo. I socialisti ottennero la presidenza del Parlamento europeo, andata a David Sassoli, e la carica di Alto rappresentante Ue per la Politica estera, andata allo spagnolo Josep Borrell. I liberali di Renew si presero invece la presidenza del Consiglio europeo, andata al belga Charles Michel. Vice presidenze di Commissione e Parlamento vennero in gran parte spartite secondo logiche da manuale Cencelli corretto per garantire gli standard dell’eurobolla. E i tre partiti iniziarono a governare assieme, nonostante la rivalità tra loro fosse innegabile.

L’incidente di percorso citato negli ultimi giorni da fonti interne ai socialisti è rappresentato dall’elezione del presidente dell’Eurogruppo, avvenuta il 13 luglio 2020. Quella poltrona, a detta dei progressisti, doveva andare alla ministra dell’Economia spagnola Nadia Calvino, esponente di spicco del governo spagnolo di sinistra. A spuntarla fu invece il popolare irlandese Paschal Donohoe, che ottenne il sostegno di tutti i ministri dei governi di centrodestra in Europa.

I popolari, tradizionalmente prima forza politica Ue, hanno poi incassato una serie di risultati elettorali deludenti, da ultima la recente sconfitta in Germania. Un contesto che spinge oggi i socialisti a puntare apertamente alla leadership dell’Europa alle elezioni del 2024, in vista delle quali pare necessario smarcarsi politicamente dall’alleanza attuale e cercare nuovi interlocutori, a partire dagli ambientalisti. 

“Non siamo qui a parlare di me”, ha detto Sassoli nella riunione di ieri del gruppo dei Socialisti e Democratici al Parlamento europeo. “Sono al servizio del mio gruppo - ha aggiunto Sassoli - ma non possiamo permetterci di portare questa casa alle elezioni con una coalizione a trazione conservatrice”. Riferendosi all’elezione fissata a gennaio del nuovo presidente, Sassoli ha aggiunto: “Arriviamo a questa scadenza con risultati importanti  alle nostre spalle grazie alla leadership socialista nel Parlamento europeo. Oggi abbiamo la possibilità di uscire dell'incubo del rigore”. Un guanto di sfida lanciato sul ring della politica Ue.

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