Juncker: "Gli eurobond si faranno, ma non ora"

Per l'ex presidente della Commissione "ci vorrà tempo". E attacca Matteo Salvini: "Sperava in un fallimento dell'Eurogruppo"

Von der Leyen e Juncker - foto Commissione europea

L'Eurogruppo della scorsa settimana ha aperto la strada agli eurobond, ma il cammino verso l'emissione di titoli di debito comuni dell'Unione europea è ancora lungo. Ne è convinto l'ex presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker, secondo cui l'intesa è una buona notizia che ha spiazzato i movimenti populisti, come la Lega, che tifavano per un fallimento della riunione.

I populisti

In un'intervista con i quotidiani le Soir ed El pais, il politico lussemburghese ha spiegato che a suo avviso la ripsosta dell'Eurogruppo è stata “un buona reazione e anche necessaria per ovvie ragioni”. Per Juncker della crisi, se l'Ue non si mostrerà all'altezza, potrebbero approfittare i movimenti populisti. “C'è questo rischio”, ha detto, anche se “vedo anche un panorama politico in cui abbiamo parzialmente attutito la minaccia di quelle correnti”. “I populisti, in particolare gli italiani, come Matteo Salvini e i suoi compagni di viaggio, desideravano, senza dirlo, che non vi fosse accordo”, nell'Eurogruppo, mentre visto che c'è stato “la risposta è stata buona”. Detto questo però, secondo l'ex presidente, “se in alcuni Paesi del nord continuano a diffamati, ingiuriando e insultando quelli del Sud, allora i populisti del sud vinceranno”.

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Gli eurobond

Per quanto riguarda gli eurobond, l'esponente del partito popolar europeo ha detto che “l'idea dei coronabond si farà strada, ma ci vuole tempo per metterlo in pratica, soprattutto ora che i capi di stato e di governo sono costretti a incontrarsi attraverso le videoconferenze”. Quest'ultimo “non è il metodo giusto, ma sfortunatamente non ci sono alternative al momento”. Il problema a suo avviso è che “questo modo di lavorare non consente risultati rapidi, perché non si può dire tutto, e quelli che devono parlarsi non lo fanno”. La speranza è che però “tra poco non sarà più necessario ricorrere alla videoconferenza”.

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