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Sabato, 25 Maggio 2024
Le trattative / Finlandia

No di Erdogan alla Svezia nella Nato, la Finlandia: "Dobbiamo entrare insieme"

Helsinki si schiera con Stoccolma, il suo principale alleato militare, e prova a fare pressione su Ankara affinché dica sì all'adesione del Paese: "La sicurezza dei nostri due Paesi va di pari passo"

La Finlandia spera ancora di entrare nella Nato insieme alla Svezia dopo che il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, ha sostenuto che Ankara potrebbe accettare la candidatura di Helsinki ma non quella di Stoccolma. L'anno scorso Svezia e Finlandia hanno chiesto di entrare nell'Alleanza atlantica in seguito all'invasione dell'Ucraina da parte della Russia, ma la Turchia ha sollevato obiezioni.

I tre Paesi hanno firmato un accordo a Madrid per trovare una soluzione, ma la settimana scorsa la Turchia ha sospeso i colloqui dopo alcune proteste avvenute a Stoccolma che hanno incluso l'incendio di un Corano. Ieri Erdogan ha detto quindi che Ankara potrebbe accettare che la Finlandia entri nella Nato prima della Svezia ma il ministro degli Esteri di Helsinki, Pekka Haavisto, ha dichiarato che il Paese è intenzionato a rimanere al fianco del suo partner militare più vicino, durante il processo di candidatura. "Il nostro forte desiderio è ancora quello di entrare nella Nato insieme alla Svezia", ha dichiarato Haavisto in una conferenza stampa a Helsinki. "Abbiamo sottolineato a tutti i nostri futuri partner della Nato, tra cui Ungheria e Turchia, che la sicurezza finlandese e svedese vanno di pari passo", ha detto.

Dei 30 membri della Nato, solo la Turchia e l'Ungheria devono ancora ratificare le richieste di adesione dei due Paesi nordici. "Vedo ancora il vertice Nato di Vilnius a luglio come un'importante pietra miliare in cui spero che entrambi i Paesi vengano accettati come membri dell'Alleanza al più tardi", ha detto Haavisto. La Turchia vuole che la Svezia, in particolare, assuma una posizione più chiara nei confronti di quelli che considera terroristi, principalmente militanti curdi e un gruppo che incolpa di un tentativo di colpo di Stato in Turchia nel 2016. La Svezia ha dichiarato di prendere sul serio le preoccupazioni della Turchia in materia di sicurezza e sta attuando l'accordo a tre firmato nel giugno dello scorso anno, ma Ankara sostiene che non sta facendo abbastanza.

A complicare le cose una srie di incidenti diplomatici avvenuti nell'ultimo periodo: prima un corteo a sostegno dei separatiti curdi del Pkk, l'11 gennaio scorso, durante il quale un manichino rappresentante Erdogan è stato appeso a testa in giù e 10 giorni dopo il rogo del Corano dinanzi l'ambasciata turca da parte del leader politico xenofobo Rasmus Paluden, in una mnanifestazione autorizzata dalle autorità svedesi. Due episodi che hanno spinto Ankara a convocare l'ambasciatore svedese in Turchia due volte in una settimana e hanno causato un brusco stop al dialogo tra delegazioni dei tre Paesi, con un rinvio a tempo indeterminato dell'incontro trilaterale previsto per febbraio a Bruxelles.

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