I “nemici” Verhofstadt e Macron frenano i sogni europei di Salvini e Di Maio

Stando alle proiezioni di Bruxelles basate sui recenti sondaggi nazionali, il politico che ha dato del "burattino" al premier Conte potrebbe essere l'ago della bilancia nel prossimo Parlamento Ue. Con lui il presidente francese

Il sogno di Matteo Salvini di creare un blocco sovranista in Europa tale da scardinare gli equilibri attuali ed entrare in un'eventuale maggioranda di governo Ue sembra ancora lontano. E lo è ancora di più il progetto di Luigi Di Maio di formare un gruppo parlamentare ispirato ai valori dei 5 stelle e capace di incidere sulle scelte legislative e politiche. Semmai, a guardare le prime proiezioni sulla composizione del prossimo Parlamento europeo, almeno stando ai sondaggi ufficiali raccolti e presentati oggi a Bruxelles, quello che emerge è che i "nemici" giurati del governo gialloverde, il presidente francese Emmanuel Macron e il leader liberale Guy Verhofstadt potrebbero essero i veri aghi della bilancia dell'Ue dopo il voto di maggio.

I numeri

I sondaggi raccolti dagli uffici del Parlamento europeo parlano chiaro: per la prima volta, le due famiglie politiche principali dell'Unione, quella dei popolari del Ppe (di cui fa parte Forza Italia) e quella dei socialdemocratici dell'S&D (di cui è membro il Pd) non potranno contare sulle loro sole forze (congiunte) per avere la maggioranza dei seggi al Parlamento Ue.

L'Eurocamera post-Brexit, infatti, conterà 705 eurodeputati a fronte degli attuali 751. Per avere la maggioranza servono almeno 353 seggi: se le elezioni fossero domani, il Ppe conterebbe su 183 eurodeputati (34 in meno rispetto al 2014), i socialisti arriverebbero nuovamente secondi ma con 135 seggi (ben 51 in meno rispetto a 5 anni fa). All'appello della quota maggioranza mancano 35 eurodeputati. Ecco perché il gruppo dell'Alde di Verhofstadt, dato in crescita, sarebbe per la prima volta decisivo per formare una maggioranza grazie ai suoi 75 seggi. E dato che tanto il Ppe, quando l'S&D devono fare i conti con ribelli interni, come gli ungheresi di Viktor Orban, ecco che una mano ulteriore come quella che la folta pattuglia del movimento En Marche di Macron (20 deputati) potrebbe garantire, sarebbe più che gradita.     

A completare il fronte "anti-sovranista", poi, ci sono anche la sinistra europea del gruppo Gue (46 seggi) e i Verdi (45), che insieme garantirebbero eventuali soccorsi "europeisti" alle leggi più delicate. E i sogni di Salvini? Beh, il leader della Lega, sempre stando ai sondaggi, incasserebbe senza dubbio un successo personale: il suo partito porterebbe 27 deputati a Strasburgo e Bruxelles, attestandosi come il secondo partito più numeroso dopo la Cdu/Csu di Angela Merkel (29 deputati).

Il fronte sovranista

Guardando al suo attuale gruppo europeo, l'Enf, Salvini conquisterebbe anche la leadership interna, superando il Rassemblement national di Marine Le Pen: in totale, l'Enf crescerebbe rispetto al 2014 arrivando a 59 seggi, cui potrebbero aggiungersi i 12 dei tedeschi dell'AfD (a oggi in gruppo con il M5s). L'altro gruppo sovranista, l'Ecr di cui fa parte Fratelli d'Italia di Giorgia Meloni, arriverebbe a 51 deputati, con una flessione netta causata dall'addio dei Tories britannici. Ma potrebbe incamerare altri alleati come i 7 eurodeputati attribuiti a Debout la France, formazione di destra francese che ha già sottoscritto un accordo con l'Ecr nonostante sia oggi nel gruppo dei 5 stelle. 

Se il progetto di Salvini di fondere le due formazioni europee sovraniste Enf e Ecr dovesse realizzarzi, si creerebbe un gruppo di 119 eurodeputati: cosi facendo, il leader della Lega potrebbe avere un peso non da poco nel futuro Parlamento, ma non sufficiente a convincere il Ppe ad abbandonare socialisti e liberali per costruire una inedita maggioranza di centrodestra-destra in Europa.

Il gruppo dei 5 stelle

A guardare questi sondaggi con più preoccupazione sono senza dubbio i leader pentastellati. Se da una parte il M5s conterebbe su una delegazione di europarlamentari più numerosa rispetto alla legislatura in corso (ben 22 deputati), dall'altro rischia di ritrovarsi senza un gruppo di riferimento: come detto in precedenza, gli attuali alleati AfD e Debout la France hanno le valigie in mano. L'Ukip di Nigel Farage, causa Brexit, non ci sarà più. E tre alleati dei quattro partiti alleati presentati da Di Maio, stando ai sondaggi, sono lontani da eleggere almeno un rappresenta a testa nella prossima Eurocamera: gli unici che sembrano oggi sicuri di far compagnia ai 5 stelle sono i croati di Zivi Zid, con 2 eletti. 

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Il fatto è che, per formare un gruppo, servono almeno 25 deputati e soprattutto rappresentanti di 7 partiti di altrettati Stati membri. Al momento, questi partiti non ci sono. Il rischio del Movimento è quello di finire non solo fuori dai principali equilibri di potere, ma anche ai margini della rappresentanza parlamentare, nell’angolo riservato ai “non iscritti” in nessun gruppo politico europeo.

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