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Mercoledì, 29 Maggio 2024
La messa al bando / Francia

L'alcoltest per i cacciatori

Una proposta di legge in Francia vuole bandire l'alcol per evitare incidenti, ma secondo la federazione nazionale sarebbe “brutale e stigmatizzante”

I cacciatori francesi sono in rivolta. Il motivo? Una proposta del Senato francese volta a vietare l’utilizzo di sostanze alcoliche e stupefacenti durante le battute e che, a detta della federazione nazionale dei cacciatori, sarebbe “brutale e stigmatizzante”.

“L'immagine del battitore che esce al mattino con un fiasco di alcolici prima di un pranzo a base di vino è ormai superata”, ha dichiarato a Rtl Willy Schraen, il capo della federazione. “Solo il 9 per cento degli incidenti di caccia sono causati dall'alcol e il tasso di incidenti si è ridotto notevolmente negli ultimi decenni”, ha spiegato durante l’intervista. "Perché riservare la misura solo ai cacciatori? Un ragazzo che va in bicicletta ubriaco è altrettanto pericoloso", ha detto all’Afp.

Ma condurre una bici in stato di ebrezza è punibile ai sensi del Codice della Strada mentre partecipare a una battuta di caccia in stato di alterazione non è formalmente vietato. E ciò che viene richiesto dall’Aula è proprio l’ “allineare il tasso di alcolemia e il divieto di assunzione di stupefacenti, nonché le rispettive sanzioni, alle norme in vigore nel Codice della Strada".

In Francia, il tasso alcolico tollerato alla guida di 0,2 g/l per i neopatentati e di 0,5 g/l per tutti gli altri. La trasposizione del Codice della Strada alla caccia potrebbe portare a una multa fissa di 135 euro, al sequestro delle armi e alla sospensione della licenza di caccia per tre anni. In caso di tasso alcolemico uguale o superiore a 0,8 g/l (articolo L. 234-1 del Codice della strada) l’infrazione potrebbe comportare una multa di 4.500 euro, due anni di reclusione, la confisca delle armi e il ritiro permanente della licenza di caccia. Ma secondo la federazione dei cacciatori la proposta di legge non è nient’altro che un attacco alla categoria.

“Per rimanere politicamente corretti, i redattori hanno ceduto alle farneticazioni anti-caccia dei Verdi e della France Insoumise (il partito capitanato da Jean-Luc Mélenchon, ndr), dimenticando il loro buon senso di rappresentanti eletti delle zone rurali”, si legge in una nota diffusa dall’associazione.

Secondo i dati dell'Ufficio francese per la biodiversità (Ofb), negli ultimi 20 anni il numero di incidenti di caccia ha registrato una tendenza alla diminuzione. Per la stagione 2021-2022, "l'Ofb ha registrato un totale di 90 incidenti di caccia (lesioni fisiche legate all'uso di un'arma da caccia), otto dei quali sono stati fatali. Di questi, due hanno coinvolto vittime non cacciatrici. Circa il 95 per cento degli incidenti avviene durante le attività di caccia, il resto durante varie operazioni (pulizia delle armi, ecc.). Di questi incidenti, l'86 per cento riguarda cacciatori o accompagnatori e il 14 per cento non cacciatori.

Nel 75 per cento dei casi, la causa è stata la caccia di gruppo (compresa la caccia al cinghiale). La maggior parte degli incidenti di caccia avviene di domenica, giorno in cui le aree naturali sono molto frequentate. Le cifre riportate non comprendono i decessi avvenuti molto tempo dopo l'incidente: essi vengono conteggiati solo come "lesioni", il cui numero è circa 10 volte superiore a quello dei decessi (cioè circa 180 all'anno).

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