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Domenica, 28 Novembre 2021
Lo scandalo

"Promozioni alle giornaliste in cambio di sesso", cacciato il direttore del più potente giornale tedesco

Esplode in Germania il “caso Reichelt” in seguito alle nuove accuse trapelate alla stampa. Una stagista sarebbe stata promossa a un incarico che lei stessa riteneva eccessivo

È bufera sul Bild Zeitung, il più diffuso e popolare tabloid tedesco, dopo che il gruppo editoriale che ne è proprietario ha rimosso dall’incarico il suo direttore, il 41enne Julian Reichelt, sulla base di accuse di abuso di potere di quest’ultimo nei confronti delle sue giovani collaboratrici, con alcune delle quali avrebbe avuti raporti sessuali in cambio di promozioni. È solo l’ultimo episodio di denunce ai danni del giornalista tedesco, accusato già in passato comportamenti simili.

Il caso Reichelt

Un’inchiesta del New York Times ha riaperto il “caso Reichelt” in Germania, portando al licenziamento del 41enne da parte del colosso mediatico Axel Springer, editore del Bild. Lo scorso marzo fu lo Spiegel a indagare sul “sistema Reichelt”, rivelando uno presunto sfruttamento dei rapporti di dipendenza e abusi di potere a sfondo sessuale in cui erano state coinvolte diverse dipendenti della testata. In quell’occasione, il giornalista era stato sospeso per meno di due settimane e reintegrato successivamente nella posizione di direttore, che rivestiva dal 2017. Il gruppo editoriale giustificò la scelta sulla base del fatto che gli “errori” di Reichelt erano ampiamente compensati dagli “enormi cambiamenti strutturali e strategici così come dai traguardi giornalistici” ottenuti sotto la direzione di quest’ultimo.

Giornalismo, sesso e soldi aziendali

Stavolta, però, il New York Times ha portato a galla documenti riservati contenenti diverse testimonianze di alcune colleghe di Reichelt, raccolte nel corso di un’indagine interna a Springer avviata in seguito alle accuse nei confronti del giornalista tedesco. Al centro dell’inchiesta c’è ora una ex-stagista che, tra il 2016 e il 2017, ha avuto una relazione con Reichelt ed è stata promossa ad un incarico per il quale lei stessa non si sentiva qualificata. “È così che va al Bild”, avrebbe dichiarato la giovane, che all’epoca dei fatti aveva 25 anni: “Quelle che vanno a letto con il capo ottengono i posti migliori”. Per spingerla ad accettarlo, il neo-promosso direttore le avrebbe offerto un “contributo straordinario” pari a oltre 5mila euro. A quanto pare, quando la stagista fu trasferita nel suo nuovo ufficio, un altro redattore del Bild le disse di essere stufo di dover reclutare le donne con cui Reichelt aveva intrattenuto relazioni.

Il dibattito in Germania

Quest’anno, Reichelt era stato oggetto di un’altra inchiesta giornalistica portata avanti da alcuni reporter dell’Ippen Verlag, un altro editore tedesco che però avrebbe bloccato la pubblicazione del materiale raccolto, dicendo di voler “evitare di dare l’impressione di combinare una pubblicazione giornalistica con l’interesse economico di danneggiare un concorrente”. Una sorte simile pare sia toccata nel 2018 anche al giornale di business Handelsblatt, che indagava su presunti conflitti d’interesse. La vicenda ha fatto esplodere il dibattito pubblico in Germania, soprattutto per il modo poco trasparente in cui è stata gestita dal gruppo editoriale, uno dei più potenti al mondo e che ha acquisito negli ultimi anni un buon numero di importanti testate sia tedesche che internazionali. Secondo quanto appreso dal New York Times, Mathias Döpfner, l'amministratore delegato di Axel Springer, avrebbe difeso privatamente Reichelt, lodando il coraggio con cui quest’ultimo si era scagliato contro le restrizioni per il coronavirus adottate dal governo di Angela Merkel. Döpfner aveva definito il 41enne “l’ultimo e l’unico giornalista in Germania che si sta ancora ribellando coraggiosamente al nuovo stato autoritario della DDR (la Germania est controllata dai sovietici, ndr)”.

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