rotate-mobile
Giovedì, 18 Agosto 2022
La sentenza

Dieselgate, nuova tegola per Volkswagen: possibile l'annullamento del contratto sulle auto "truccate"

Lo ha stabilito la Corte di giustizia dell'Ue pronunciandosi sul ricorso di un gruppo di consumatori austriaci

Volkswagen potrebbe essere costretta a restituire i soldi dei veicoli diesel equipaggiate con il sofwtare che "truccava" i dati sulle emissioni. È quanto ha stabilito la Corte di giustizia dell'Unione europea, che si è pronunciata sul ricorso presentato da un gruppo di consumatori austriaci nell'ambito del cosiddetto Dieselgate, lo scandalo che ha portato alla luce l'esistenza di un impianto di manipolazione, utilizzato non solo dalla casa tedesca, per nascondere i reali livelli di inquinamento dei motori alimentati a diesel.

Secondo i giudici Ue, "un software installato su veicoli diesel che, a temperature ordinarie e per la maggior parte dell'anno, riduce l'efficacia del sistema di controllo delle emissioni, costituisce un impianto di manipolazione vietato". Premesso questo, la Corte ha chiarito quali sono i diritti dei consumatori in caso di accertamento dell'esistenza di un tale software. Alcuni cittadini, infatti, hanno presentato un ricorso presso due tribunali austriaci chiedendo di poter annullare i loro contratti di acquisto conclusi tra il 2011 e il 2013 con Volkswagen e con Porsche, una delle società del gruppo. Trattandosi di una questione che attiene al regolamento Ue sui consumatori, la Corte suprema di Vienna ha mandato le carte in Lussemburgo.

I giudici Ue hanno ricordato che, in base a una direttiva del 1999, la risoluzione del contratto di vendita "non è esclusa" quando il consumatore accerta l'esistenza di un vizio non "minore". E questo sarebbe il caso del software utilizzato da Volkswagen. Per la Corte Ue, in base alla direttiva Ue 1999/44, se un consumatore non ha ottenuto una riparazione o una sostituzione di un bene, "può chiedere una congrua riduzione del prezzo o la risoluzione del contratto. Tuttavia, la risoluzione è esclusa se il difetto di conformità del bene è minore. La Corte dichiara a tal proposito che un veicolo non presenta la qualità abituale dei beni dello stesso tipo che il consumatore può ragionevolmente aspettarsi e quindi non è conforme al contratto qualora, pur disponendo di un’omologazione CE in vigore e potendo, di conseguenza, essere utilizzato su strada, tale veicolo è dotato di un impianto di manipolazione vietato. Inoltre, un difetto di conformità del genere non può essere qualificato come 'minore', anche supponendo che il consumatore, se fosse stato al corrente dell’esistenza e del funzionamento di detto dispositivo, avrebbe comunque acquistato tale veicolo. Di conseguenza, per principio la risoluzione del contratto non è esclusa", conclude la Corte.

Sullo stesso argomento

In Evidenza

Potrebbe interessarti

Dieselgate, nuova tegola per Volkswagen: possibile l'annullamento del contratto sulle auto "truccate"

Today è in caricamento