Da "modello" Ue a epicentro della pandemia in 100 giorni: ora Praga chiude scuole e locali

La 'Festa di addio al coronavirus' celebrata quest'estate sul Ponte Carlo non ha portato bene al Paese, che oggi si trova a fare i conti con il tasso di nuovi casi più alto d'Europa e oltre 8.600 contagi giornalieri registrati venerdì scorso. E il premier ha annunciato un semi-lockdown per 3 settimane

Le celebrazioni della 'Festa di addio al coronavirus' a Praga. Foto dal profilo Twitter @visegrad24

Un banchetto lungo gli oltre 500 metri del suggestivo Ponte Carlo di Praga, animato da balli, canti e chitarre. La notte del 30 giugno la Repubblica Ceca ha celebrato così la 'Festa di addio al coronavirus', orgogliosa dei numeri che l’hanno resa un Paese modello nella lotta alla prima ondata. Su una popolazione di oltre 10 milioni d’abitanti, le autorità sanitarie hanno registrato meno di 12.000 infezioni e circa 350 morti in tutta la prima fase della pandemia. Numeri che hanno convinto i cechi a festeggiare la vittoria sul virus con un maxi-assembramento di persone protette da pochissime mascherine, come si può notare dai video girati durante la festa. Ma a circa 100 giorni da quella gioiosa notte d'estate, la Repubblica Ceca si trova a fare i conti con uno scenario diametralmente opposto, che la colloca in cima alla lista dei Paesi più colpiti dalla seconda ondata di coronavirus. Tanto che il governo ha deciso la chiusura di scuole, campus universitari, bar e locali per tre settimane. 

Praga, dunque, è di nuovo in lockdown. Il Paese ha registrato venerdì scorso un picco di oltre 8.600 nuovi casi giornalieri. Il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie mette la Repubblica Ceca al primo posto tra i Paesi più colpiti, con una media di 521 contagi ogni 100.000 abitanti registrati nelle ultime due settimane, oltre dieci volte la soglia da ‘zona rossa’ di 50 su 100.000. Ma a rendere più drammatica la seconda crisi pandemica in Cechia è il tasso di mortalità da Covid, anch’esso senza eguali in Europa. 

Il Belgio, secondo Paese Ue per numero di casi positivi in proporzione alla popolazione con 429 contagi su 100.000 abitanti nelle ultime due settimane, registra infatti una media di mortalità da Covid di 1,8 ogni 100.000 persone. Lo stesso parametro in Repubblica Ceca è oltre il doppio, con 4,1 decessi ogni 100.000 abitanti nelle ultime due settimane legati al coronavirus. Indicatori che non solo hanno messo in allarme le autorità, ma anche scatenato dubbi e critiche nei confronti dell’azione preventiva dell’esecutivo di Praga. 

“Il virus si comporta in modo diverso rispetto all'inizio dell’anno”, si giustifica il primo ministro Andrej Babis. Ma solo alcune settimane fa, quando le autorità sanitarie già facevano notare la preoccupante moltiplicazione dei focolai in tutti il Paese, Babis si era opposto all’introduzione della mascherina obbligatoria nei luoghi pubblici, per poi fare una clamorosa retromarcia. 

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