Martedì, 22 Giugno 2021
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Mafia e corruzione, gli Usa sanzionano tre oligarchi bulgari. Mentre l’Ue fa finta di niente

La reazione di Washington a tutela dello Stato di diritto mette in imbarazzo Bruxelles, che la scorsa estate non ha reagito agli oltre quaranta giorni di proteste per le strade di Sofia contro il malaffare nella pubblica amministrazione

Proteste di fronte all'ambasciata tedesca a Sofia, in Bulgaria, il 12 agosto 2020. Foto EPA / Borislav Troshev

Le sanzioni approvate a Washington contro tre magnati bulgari accusati di far leva sulla propria influenza mediatica e politica con l’obiettivo di corrompere le istituzioni di Sofia a favore della loro rete di aziende è la più vasta applicazione mai vista in America della legge Magnitsky. Si tratta del Global Magnitsky Human Rights Accountability Act, uno strumento nato per prendere di mira i responsabili di corruzione e violazioni dei diritti umani in tutto il mondo. Una dimostrazione di come si passa dalle parole ai fatti che chiama direttamente in causa le istituzioni di Bruxelles. 

Il lassismo dell'Ue

L’Ue si mostra da anni in prima linea per la tutela dello Stato di diritto. Ciononostante, le misure concrete sono state finora poco efficaci, per usare un eufemismo. Come ricordato da varie testate internazionali, la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, non si è mai mostrata particolarmente sensibile al tema della tutela dei principi di giustizia e trasparenza nel Paese balcanico che è considerato il più povero dell’Unione europea. La dimostrazione più evidente del lassismo Ue nei confronti della lotta alla corruzione e per la trasparenza si è avuta l’estate scorsa, quando migliaia di manifestazioni hanno scosso il Paese per oltre quaranta giorni, mentre Bruxelles sembrava più preoccupata di quello che succedeva in Bielorussia, Stato che non fa parte dell’Unione europea.

Le sanzioni

Il provvedimento statunitense ha imposto pesanti sanzioni all'oligarca dei media nonché ex deputato del partito della minoranza turca in Bulgaria, Delyan Peevski, all'uomo d'affari latitante a Dubai, Vassil Bozhkov, e all'attuale vicepresidente dell'Ufficio di controllo degli strumenti speciali investigativi, Ilko Zhelyazkov. Il provvedimento avrà l’effetto di bloccare gli asset delle società collegate ai tre cittadini bulgari finiti nel mirino di Washington. Nella 'lista nera’ sono elencate 64 organizzazioni.

La reazione

Secondo il dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti, i tre sanzionati hanno importanti responsabilità in merito a episodi di corruzione accaduti sia in Bulgaria che a livello internazionale attraverso le loro ampie reti di contatti e imprese. Il documento statunitense afferma che Peevski e Bozhkov sarebbero i principali oligarchi bulgari mentre Ilko Zhelyazkov, in qualità di vice capo dell'Ufficio di controllo degli strumenti speciali investigativi, avrebbe agito come braccio destro di Peevski. Le autorità bulgare ieri hanno dichiarato di “rimanere in attesa di fatti e prove” da parte delle autorità statunitensi.

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