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Il premier ceco Andrej Babis (a sinistra) e il presidente francese Emmanuel Macron (a destra). Copyright: European Union

Il premier ceco Andrej Babis (a sinistra) e il presidente francese Emmanuel Macron (a destra). Copyright: European Union

Il conflitto d'interessi da 6 milioni di euro del premier alleato di Macron e Renzi

La Commissione ha accertato l'irregolarità dello stanziamento dei fondi Ue precedentemente assegnati (ma mai erogati) alla società che fa capo ad Andrej Babis. Il primo ministro, membro di Renew Europe, ha comunque ricevuto risorse da Praga che ora potrebbe dover restituire ai contribuenti cechi

Dopo una lunga indagine, la Commissione europea ha accertato che il conglomerato di società Agrofert - fondato e ancora oggi controllato dal premier ceco, Andrej Babis - risultava beneficiario di sussidi Ue in violazione delle regole sul conflitto d’interessi. Ciononostante, Bruxelles ha fatto sapere che non agirà nei confronti del politico, il cui partito è membro del gruppo centrista Renew Europe. “Non abbiamo effettuato alcun pagamento su quelle operazioni” e quindi “non c'è nulla da recuperare”, ha tagliato corto un portavoce della Commissione europea per spiegare cosa c’è dietro la decisione Ue al termine del lavoro di controllo sull'assegnazione dei fondi.

Il conflitto di interessi

Babis - secondo le denunce dei media cechi - avrebbe ricevuto almeno 6 milioni di fondi pubblici da Praga come conseguenza dell’assegnazione dei sussidi Ue mai erogati dall’Unione che sono solitamente dai in cofinanziamento, una parte li mette Bruxelles, l'altra la nazione di riferimento. Diversi osservatori fanno notare che, in seguito alla lunga indagine della Commissione europea sulla violazione delle norme sul conflitto d’interessi, la società Agrofert sarà probabilmente chiamata a restituire quanto ricevuto dalle autorità ceche. Ma la semplice restituzione non è abbastanza per gli oppositori di Babis, miliardario uomo d’affari che ha fondato e controllato direttamente la società fino al 2017, quando è stato costretto a cederla a un trust privato per non infrangere le norme sul conflitto di interessi. Un passaggio che, secondo l’indagine Ue, non garantisce l’estraneità del primo ministro dagli affari dell’azienda.

L'imbarazzo dei liberali

“È una questione che riguarda le autorità ceche”, hanno spiegato i portavoce della Commissione riferendosi ai doveri di controllo da parte dei giudici nazionali. Se da un punto di vista giuridico il rimpallo da Bruxelles a Praga della competenza sul caso è giustificabile, più problematici sono i risvolti politici della vicenda. ANO 2011, sigla che significa Azione dei Cittadini Insoddisfatti, il partito di Babis, fa parte del gruppo centrista Renew Europe, di cui sono membri anche La République En Marche! di Emmanuel Macron e Italia Viva di Matteo Renzi. I sei eurodeputati del partito di Babis, in Parlamento europeo, siedono vicino ai liberali degli altri Paesi Ue che contestano aspramente la condotta dei leader di Visegrad, ovvero dell’alleanza che lega Polonia, Ungheria, Slovacchia e la stessa Repubblica Ceca guidata da Babis. Di qui un certo imbarazzo negli ambienti centristi Ue per la vicenda scoperchiata dalla Commissione che rende ancora più evidente la contraddizione interna al partito europeo.

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