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© European Union 2017 - Source : EP

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“Con Salvini l'Italia rischia di diventare come la Russia di Putin”

Il leader dei liberaldemocratici europei, l'ex premier belga  Guy Verhofstadt, lancia l'allerta: politici come il segretario della Lega Nord utilizzano “un'ansia esagerata contro i migranti, specie quelli musulmani”, con lui si rischua uno “Stato illiberale”

In Italia, è balzato agli onori della cronaca quando all'ultimo minuto fece saltare un accordo che sembrava ormai raggiunto con il Movimento 5 Stelle per accogliere i deputati grillini all'interno del suo gruppo politico al Parlamento europeo, l'Alde. Magari in futuro questo “matrimonio” si farà, ma nel frattempo Guy Verhofstadt, ex premier belga e capogruppo dell'Alde a Strasburgo, punta il dito contro uno dei principali avversari del M5s alle prossime elezioni politiche: Matteo Salvini.  

Secondo Verhofstadt, se il leader della Lega Nord dovesse salire al potere, l'Italia rischierebbe di diventare uno “Stato illiberale”, sulla scia della Polonia e l'Ungheria, con la Russia di Vladimir Putin o la Turchia di Recep Tayyip Erdogan come modelli politici. “Negli ultimi anni – ha detto il politico belga, aprendo i lavori di un seminario organizzato dall'Alde nella sede del Parlamento europeo a Bruxelles - abbiamo visto un 'modello' chiaro, per cui diversi governi nell'Ue hanno sistematicamente minato il sistema democratico, lo Stato di diritto, con il solo obiettivo di preservare il proprio potere”. 

Il “modello” di Salvini

Secondo Verhofstadt, “non c'è nulla di sbagliato nel tentare di preservare il proprio potere in una società democratica, ma farlo minando il proprio sistema politico e lo stato di diritto del proprio paese è un problema. Il 'modello' è sempre lo stesso, con tre cose che accadono nella maggioranza di questi paesi". 

La prima fase di questo “modello” consiste nel minare “l'indipendenza e l'imparzialità della magistratura, politicizzando o paralizzando le Corti di grado più elevato e rimpiazzandone in modo massiccio i giudici con persone politicamente vicini al potere”. Nella seconda fase “si mettono sotto pressione le voci critiche, ostacolando il finanziamento delle ong, etichettando chiunque riceva finanziamenti esteri come un agente straniero, si mettono i media sotto il controllo del partito di governo, si rende la vita difficile agli sponsor dei media privati, per esempio con estesi controlli fiscali o altre forme di pressione politica”. 

L'ultima fase consiste nel modificare la legge elettorale, “in modo che anche con una minoranza dei voti la maggioranza dei seggi può essere garantita, preservando il potere politico. In questo modo la protezione delle minoranze e il controllo del potere del partito al governo vengono sistematicamente indeboliti o eliminati”.

La “nuova” narrativa politica

Per Verhofstadt, esponenti politici come Salvini stanno costruendo “una nuova narrativa politica, basata sulla cosiddetta difesa dei valori cristiani, dei valori nazionali, sul bisogno di fondare degli Stati illiberali. E sempre fondati su campagne d'odio contro le élite cosmopolite che vivono a Londra, a Bruxelles, a Parigi, a Berlino e persino a Praga o a Varsavia”. 

Una narrativa che “utilizza un'ansia esagerata contro i migranti, specie quelli musulmani, o 'invasori musulmani”, come li chiama Viktor Orban”, premier ungherese. “La mia paura – ha concluso il leader dei liberaldemocratici al Parlamento Ue - è che se non facciamo niente c'è il rischio che questo fenomeno si diffonda in altri paesi: guardate per esempio all'Austria o forse - conclude - un domani all'Italia, dove, se Matteo Salvini arrivasse al potere con la sua Lega Nord, potrebbe accadere facilmente la stessa cosa". 

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