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Lunedì, 26 Settembre 2022
Mafie e affari / Belgio

Vestiti e tappeti "alla cocaina": così l'oro bianco entra dalla porta dell'Europa del Nord

Crescono i sequestri effettuati nei porti di Anversa e Rotterdam. E anche i laboratori disseminati tra Belgio e Olanda per estrarre la droga

Il Belgio è diventato uno dei più importanti centri logistici e di smistamento della droga in Europa. Negli ultimi mesi sono stati smantellati una decina di laboratori di estrazione di cocaina. I numerosi sequestri effettuati nei principali punti di ingresso, i porti di Anversa e Rotterdam, hanno costretto i trafficanti a impegnarsi in creatività per spostare l'oro bianco. E a ricorrere sempre più a un metodo già usato in passato, ma non per la rotta che passa dal Nord Europa: la cocaina viene infatti trasportata in forma liquida all'interno di vestiti o oggetti di plastica. Il che ha fatto aumentare a dismisura i laboratori dedicati all’estrazione della droga.

Questi centri vengono utilizzati per rimuovere la cocaina da altri materiali in cui è stata incorporata - e quindi nascosta - prima dell'esportazione in Europa. La base di cocaina può essere incorporata in una serie di materiali, tra cui cera d'api, fertilizzanti, vari tipi di plastica, abbigliamento, erbe, liquidi, guano e tappezzeria. Il processo di incorporazione può essere piuttosto semplice, ad esempio immergendo pezzi di abbigliamento in una miscela di cocaina e acqua. Ma può anche essere più complesso, ad esempio invertendo il procedimento usato per incorporare la cocaina HCl (cloridrato) nella plastica.

Dopo l'estrazione secondaria, la cocaina può essere adulterata con diversi agenti di taglio e pressata sotto forma di tradizionali panetti di cocaina con loghi in rilievo, probabilmente per convincere gli acquirenti che stanno acquistando cocaina originale di elevata purezza. "Si tratta di un fenomeno che esiste da anni, ma che fino a questo momento non era ancora stato riscontrato in Belgio. È possibile trasformare la cocaina in polvere in un liquido", spiega a LeSoir Marc Vancoillie del dipartimento droghe della Direzione centrale per la lotta contro la criminalità grave e organizzata del Belgio.

Una volta che la cocaina è stata lavorata, il liquido viene incorporato in ogni sorta di prodotto. Ovviamente, la cocaina è più difficile da rilevare perché la percentuale di concentrazione è del 5-10%. Poi, per recuperare la cocaina da questi materiali, si deve passare attraverso un processo chimico. È a questo che servono i “laboratori", dice Marc Vancoillie.

Da circa un decennio, il Belgio è diventato uno degli hub di ingresso principali in Europa, soppiantando il ruolo che fino a quel momento aveva la Spagna. Quello di Anversa, secondo i dati del report dell’Europol “Cocaine Insight”, si è guadagnato il record del porto con il maggior traffico della sostanza stupefacente del Continente: lo scorso anno, sono state sequestrate 66 tonnellate di cocaina, contro le cinque del 2013.

Il Paese è considerato “ad alto rischio di infiltrazioni mafiose” dalla direzione generale antimafia italiana, e la "Ndrangheta, forse la principale organizzazione criminale del mercato della cocaina, è ormai radicata in buona parte della sfera economica del Paese, soprattutto nelle province di Hainaut, Liegi e Limburgo. I clan albanesi e italiani, i principali operanti nel territorio, sono in stretto contatto con i cartelli colombiani e messicani con i quali collaborano e che si occupano di far arrivare la merce nel Vecchio Continente. Ed è di questi gruppi che le autorità belghe hanno più paura: “Abbiamo avuto diversi omicidi, diverse persone fatte a pezzi, alcuni atti di violenza piuttosto terribili". Una violenza tale, dice, che gli avvocati “non osano proporre ai loro clienti dei clan di pentirsi".A Bruxelles la violenza legata al traffico di stupefacenti è esplosa tra le strade. Dal settembre 2021, la capitale belga ha registrato un aumento degli episodi di violenza con armi da fuoco, con oltre venti sparatorie. 

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