Il numero dei carcerati diminuisce in Europa, ma cresce in Italia

I dati del Consiglio d'Europa: resta il problema del sovraffollamento delle celle

Nessuno come l’Italia, o quasi. Quando si parla di carceri il sistema Paese non si distingue, o forse sì. Perché il dato nazionale salta agli occhi per l’elevata popolazione carceraria. Una storia vecchia, ma che non trova soluzione. Nel suo rapporto ‘Space’ il Consiglio d’Europa (organismo internazionale che nulla ha a che vedere con l’UE) certifica una volta di più il problema del sovraffollamento degli istituti di reclusione. Che vuol dire? Che ci sono più detenuti di quanti se ne potrebbe ospitare.

L’Italia vanta 115 detenuti ogni 100 posti disponibili. Peggio solo Macedonia del Nord (122,3), Romania (120,5) e Francia (116,3). Con dei ‘distinguo’, però: mentre il tasso di incarcerazione tra il 2106 e il 2018 in questi Paesi è diminuito o lievemente cresciuto (-9,7% in Macedonia del Nord, -16% in Romania, +0,9% in Francia), in Italia è sensibilmente aumentato (+7,5%). Il dato italiano è fortemente in controtendenza visto che, sottolinea il Consiglio d’Europa, “il tasso di incarcerazione in Europa è diminuito” in questi due anni.

Il tasso di detenzione misura il numero delle persone in carcere per ogni 100mila abitanti. In Europa, stando alle cifre del Consiglio d’Europa aggiornate al 31 gennaio 2018, l’indice risulta diminuito del 6,6% tra il 2016 e il 2018, passando da 109,7 a 102,5 detenuti per 100.000 abitanti. L’Italia, invece è passata da 89,3 a 96 detenuti per 100mila abitanti.

Sul sistema italiano pesano i tempi della giustizia. Uno dei motivi per cui le carceri italiane si riempiono e non si svuotano è che ci sono molte persone in attesa di primo giudizio o di una sentenza definitiva (il 34,5% contro una media europea del 22,4%). Un dato che ricorda un altro annoso problema tutto italiano, e su cui anche la Commissione europea chieda da anni di intervenire: riforma della giustizia e processi più rapidi.

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