Brexit, prima vittoria per Johnson in tribunale: "Sospensione Parlamento non viola legge"

Il pronunciamento di un giudice scozzese, ma si attende l'esito di altri due ricorsi presentanti a Londra e Belfast contro la 'proroga' decisa dal premier. I laburisti: "A Westminster abbiamo i numeri per fermare l'uscita senza accordo dall'Ue"

Proteste a Londra contro la sospensione del Parlamento

Da un lato, le mosse del variegato fronte dell'opposizione a Westminster, sostenuto da una petizione pubblica che ha raccolto oltre 1,5 milioni di firme in pochi giorni. Dall'altro, i ricorsi alla giustizia. E' su questi due versanti che si gioca la partita per annullare la sospensione dei lavori del Parlamento britannico voluta dal neo premier Boris Johnson ed evitare il rischio di una Brexit senza accordo tra l'Unione europea e il Regno Unito. Per ora, dal lato dei tribunali, la prima vittoria va a Johnson.

La prima iniziativa legale contro la sospensione del Parlamento è stata infatti respinta da un giudice scozzese. Il magistrato di Edimburgo Lord Doherty ha stabilito che il premier ha i poteri che gli consentono di sospendere il Parlamento. In altre parole, Johnson non ha agito in violazione della Costituzione. "Contro la decisione di Doherty - scrive Askanews - verrà quasi certamente presentato appello dal gruppo di 75 deputati e lord che hanno presentato il ricorso".

Ma la battaglia legale non si esaurisce in Scozia: il governo britannico dovrà far fronte ad altre due iniziative giudiziarie a Londra e Belfast. A quella londinese, promossa dall'attivista anti-Brexit Gina Miller, che già nel 2016 era riuscita a far affermare il diritto del Parlamento a discutere della Brexit, partecipa anche l'ex premier Sir John Major, esponente storico dei Tory, il partito conservatore di cui fa parte Johnson.

Ed è proprio sui conservatori, al di là dell'esito dei ricorsi legali, che l'opposizione, guidata dai laburisti di Jeremy Corbyn, confida per fermare in Parlamento, nei pochi giorni di lavoro a disposizione, la corsa del premier verso una Brexit 'dura'. Il fronte di dissidenti interno ai conservatori sembra ampio, tanto che l'esponente laburista Shami Chakrabarti, ministro della giustizia ombra britannica, ritiene che a Westminster ci siano i numeri sufficienti per far approvare la prossima settimana un testo che blocchi i piani di Johnson.

Oltre a Major, importanti defezioni interne ai Tory sono arrivate dalla leader dei conservatori in Scozia Ruth Davidson e dal capogruppo alla Camera dei Lord, George Young: "Non mi hanno convinto - ha spiegato in una lettera - i motivi forniti per questa decisione (la sospensione del Parlamento, ndr), che credo rischi di minare il ruolo fondamentale del Parlamento, in un momento decisivo della nostra storia, e rafforza la visione che il governo potrebbe non avere la fiducia della Camera per la sua politica sulla Brexit".

Il premier Johnson, come ormai chiaro, sta cercando di limitare le resistenze del Parlamento alla sua linea politica per presentarsi con più forza al vertice di Bruxelles di metà ottobre con gli altri Paesi Ue e rinegoziare l'accordo sottoscritto da chi lo ha proceduto. Il principale punto che Johnson vuole rivedere è il backstop, il meccanismo per evitare il ritorno alla frontiera fisica tra Irlanda e Irlanda del Nord.

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L'Ue, dal canto suo, si prepara a un eventuale no-deal. Bruxelles "continuerà a proteggere gli interessi dei suoi cittadini e imprese, cosi' come le condizioni per la pace e la stabilità sull'isola di Irlanda. E' nostro dovere e nostra responsabilità", ha scritto su Twitter il capo-negoziatore dell'Ue per la Brexit, Michel Barnier. Bruxelles ha pubblicamente dichiarato di essere pronta a rivedere il backstop, ma a patto che rispetti l'impianto generale dell'accordo tra governo May e Ue: "Abbiamo sempre detto - ha detto la portavoce della Commissione Mina Andreeva - che la nostra porta resta aperta e abbiamo dimostrato la nostra volontà di lavorare 24 ore su 24, sette giorni su sette, durante questo lungo processo: ci aspettiamo che il Regno Unito presenti proposte concrete, come il presidente Jean-Claude Juncker ha chiarito al primo ministro Boris Johnson durante questa settimana".

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