Più piste ciclabili, più ciclisti morti: tragico flop dell'esperimento di Berlino

Le autorità locali hanno provato a sfruttare il lockdown per incrementare l'uso delle biciclette e ridurre quello delle auto. I due obiettivi non sono stati raggiunti. In compenso, le vittime sulle due ruote sono raddoppiate

Una ciclista a Berlino

Durante il lockdown hanno aumentato le piste ciclabili e ridotto le carreggiate per le auto. Ma l'esperimento delle autorità di Berlino sembra per ora risolversi in un tragico flop: nei primi sei mesi dell'anno, infatti, i ciclisti vittime di incidenti stradali nella capitale tedesca sono stati 14, più del doppio rispetto allo stesso periodo del 2019, scrive il GuardianE questo nonostante il calo del traffico di automobili e mezzi pesanti. 

All'indomani dello scoppio della pandemia, a Berlino come in altre città europee, diversi responsabili ed esperti di mobilità urbana hanno suggerito di sfruttare le misure di lockdown per accelerare il passaggio dall'auto alla bicicletta attraverso una modifica delle infrastrutture cittadine, modifica molto più complessa se attuata in tempi di normale traffico.

A Berlino, le autorità distrettuali hanno trascorso i primi giorni di blocco costruendo più di 14 miglia di piste ciclabili pop-up, ossia ricavate direttamente dalle carreggiate attraverso una barriera tra le corsie delle auto e quella per le biciclette. Inoltre, hanno promosso misure per ridurre il traffico dei mezzi a motore con chiusure temporanee delle strade per le auto. Tutto per spingere sempre più persone a scegliere la bicicletta come mezzo di trasporto.  

Il risultato, però, non è stato quello sperato: secondo Siegfried Brockmann, ricercatore nel settore delle assicurazioni, la crisi del coronavirus ha principalmente ridotto il numero di passeggeri sui mezzi pubblici, mentre il numero di auto sulle strade della città è tornato a livelli normali o superiori. L'allargamento delle piste ciclabili non solo non è riuscito ad affrontare le aree in cui era più probabile che si verificassero incidenti, ma potrebbe avere avuto persino un effetto negativo, sostiene Brockmann: "Se accelero il traffico in bicicletta, ciò non lo rende più sicuro", ha spiegato al Guardian. "Due terzi degli incidenti che coinvolgono i ciclisti e che non sono causati da loron si verificano in corrispondenza di incroci, svolte o strade private. E finora le autorità non sono riuscite a trovare soluzioni per ridurre il rischio in questi punti".

Secondo la senatrice verde Regine Gunther, la priorità è dotare gli incroci di sequenze di semafori separati per ciclisti e automobili. Un processo che però richiede tempo e investimenti. Ragnhild Sørensen, attivista per la mobilità sostenibile, punta il dito contro la presenza di autocarri articolati nelle aree urbane; coinvolti in 6 dei 14 incidenti mortali per i ciclisti, e chiede che il governo renda obbligatorio dotare tali veicoli delle ultime tecnologie video per consentire ai conducenti di avere un campo visivo più ampio. "I ciclisti stanno cadendo come mosche", ha detto Sørensen sempre al Guardian. “Dobbiamo trattare questo problema con lo stesso rigore della criminalità organizzata. Lo Stato deve indagare sulle società di trasporto i cui autisti causano questi incidenti".

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