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Giovedì, 8 Dicembre 2022
Caro bollette

La battaglia di Sanchez in Ue: Madrid strappa il diritto di mettere un tetto al prezzo del gas

Il premier spagnolo ha lottato con le unghie e con i denti al Consiglio europeo per ottenere di poter approvare misure ad hoc per il mercato energetico nazionale

Bruxelles dovrà tenere conto “del livello di interconnessione elettrica con il mercato unico” nel valutare la regolarità delle misure nazionali sul caro bollette. Su questo riferimento nel documento di conclusioni del Consiglio europeo si è consumato uno strappo politico tra i leader Ue, che hanno evitato un’altra notte di negoziati - dopo quella di ieri dedicata alla guerra in Ucraina - solo grazie a una mediazione che per ora vede un chiaro vincitore: Pedro Sanchez. Il premier spagnolo ha chiesto e ottenuto il regime di specialità per la penisola iberica nell’azione di contrasto al caro bollette, che gli permetterà di mettere un tetto ai prezzi di vendita del gas da parte delle aziende. 

La penisola che comprende la Spagna e il Portogallo viene definita un’isola energetica, dati i suoi bassissimi livelli di interconnessione con il resto della rete continentale, con un tasso di scambio inferiore al 3%. Un fattore che sta rendendo la già difficile crisi del caro bollette ancora più dura per le famiglie e le imprese.

Sulla crisi energetica, aveva detto Sanchez all’ingresso del summit, “vogliamo una soluzione per tutta l’Europa" che preveda “non solo l'acquisto congiunto di gas, ma anche la fissazione di un tetto ai prezzi”. Tuttavia, “essendo coscienti che questi provvedimenti richiederanno settimane”, aveva aggiunto il premier, “proponiamo agli Stati e alla Commissione europea di rispondere alle peculiarità della penisola iberica la cui interconnessione con il mercato energetico europeo è minima”. Una chiara richiesta di un regime speciale. 

Sul tema energia, affrontato nella seconda giornata di vertice europeo, si è dunque verificato un duro braccio di ferro tra i governi di Madrid e Lisbona e gli esecutivi che hanno più a cuore le regole del mercato libero e competitivo, che non ammetterebbero tetti ai prezzi, compensazioni e altri interventi statali di questo tipo. I più ostinati oppositori delle ‘distorsioni’ al libero mercato sono stati i leader di Germania, Austria e Paesi Bassi. Una scontata riedizione del tradizionale scontro tutto interno all’Ue tra i governi con sistemi economici più solidi, e dunque che richiedono meno aggiustamenti da parte dello Stato, e quelli con maggiori difficoltà nella gestione delle crisi, che perciò hanno bisogno di massicci interventi pubblici. 

Per evitare una clamorosa spaccatura interna all’Ue in un momento di ritrovata unità sul contrasto alla Russia (altro capitolo collegato all’energia), i leader hanno infine optato per una soluzione di compromesso. “La penisola iberica ha una situazione molto speciale, con un mix energetico che ha un alto livello di rinnovabili e poche interconnessioni”, ha detto la presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, alla fine del vertice. “Perciò abbiamo concordato un trattamento speciale che è possibile per la penisola iberica in modo che possa affrontare questa situazione particolare in cui si trova e gestire i prezzi energetici”, ha spiegato la presidente.

Un compromesso i cui effetti si devono ancora valutare nella pratica. Non è infatti escluso che il ‘regime  iberico’ possa essere applicato anche ad altre zone d’Europa che soffrono di problemi di ‘isolamento energetico’, come alcuni Paesi scandinavi. Resta il compromesso raggiunto nel giorno in cui si celebrano i 65 anni esatti dalla firma del Trattato di Roma che istituì la Comunità economica europea. Una lunga strada fatta di nottate di negoziati e accordi in extremis.

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