Martedì, 19 Ottobre 2021
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Ue contro AstraZeneca: consegnato il 10 per cento di quanto concordato, resta stop a esportazioni

La presidente della Commissione von der Leyen: "Non riescono a spiegare come mai non hanno dosi a sufficienza per mantenere i patti ma all'improvviso ne trovano 250mila da mandare in Australia"

Il braccio di ferro tra l'Unione europea e AstraZeneca continua con Bruxelles che conferma lo stop alle esportazioni dei vaccini prodotti insieme ad Oxford lamentando che la compagnia anglo svedese ha finora consegnato "meno del 10 per cento di quanto concordato" sui vaccini Covid-19. Lo ha dichiarato Ursula von der Leyen, che in un incontro con alcuni media internazionali ha avvertito che "non ci saranno esitazioni a intervenire di nuovo se AstraZeneca non aumenterà la produzione e la fornitura per l'Ue".

Aumentare gli sforzi

La presidente della Commissione europea ha promesso che ad aprile le forniture da parte di tutte le case farmaceutiche saranno di almeno 100 milioni di dosi al mese, ed ora è tornata ad attaccare l'azienda che più sta avendo difficoltà a mantenere le promesse fatte. "Non possono spiegare perché non effettuano consegne all'Ue. Ma all'improvviso hanno trovato vaccini da inviare in Australia", ha affermato riferendosi al lotto di 250 mila dosi bloccato dall'Italia. von der Leyen ha dato il suo avallo alla scelta del governo di Mario Draghi sostenendo che AstraZeneca “deve aumentare i suoi sforzi. Altrimenti non possiamo permettere le esportazioni", ha minacciato.

Il via libera agli over 54 in Italia

L'attacco arriva nel giorno in cui anche l'Italia ha deciso di seguire l'esempio di ormai la quasi totalità dei Paesi membri, che hanno tolto il limite inizialmente imposto alle dosi di Oxford alle persone con meno di 65 anni. Secondo una circolare del ministero della Salute il vaccino potrà quindi essere somministrato a tutti i maggiorenni, a eccezione dei pazienti identificati "come estremamente vulnerabili in ragione di condizioni di immunodeficienza, primitiva o secondaria a trattamenti farmacologici o per patologia concomitante che aumenti considerevolmente il rischio di sviluppare forme fatali di Covid-19". La decisione fa seguito a un parere favorevole del Consiglio Superiore di Sanità. "Ulteriori evidenze scientifiche resesi disponibili - si legge nella circolare ministeriale - non solo confermano il profilo di sicurezza favorevole relativo al vaccino in oggetto, ma indicano che, anche nei soggetti di età superiore ai 65 anni, la somministrazione del vaccino di AstraZeneca è in grado d'indurre significativa protezione sia dallo sviluppo di patologia indotta da SARS-CoV-2, sia dalle forme gravi o addirittura fatali di Covid-19”.

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