“Incentiva a farsi contagiare”, il passaporto digitale di immunità non convince

Nel Regno Unito una app permetterà di identificare i guariti, assegnando loro un lasciapassare per tornare alla vita normale. Ma l'idea si basa su una teoria non verificata dal mondo scientifico e rischia di incoraggiare gli inglesi a prendere il coronavirus

Londra sembra non avere molta fiducia nelle app di tracciamento degli spostamenti come antidoto digitale per sconfiggere il coronavirus. Le speranze dell’amministrazione britannica sarebbero, invece, riposte su un altro programma per smartphone che permetterebbe di identificare i pazienti contagiati e già guariti, fornendo loro un lasciapassare, già ribattezzato “passaporto di immunità”. Il via libera agli ‘immuni’ per uscire dal confinamento permetterebbe all’economia del Regno Unito, tra le più in difficoltà su scala continentale, di uscire dal tunnel del lockdown e riprendere a stimolare domanda e offerta. Peccato che, fanno notare in tanti, l’intera idea si basi sulla teoria dell’immunità dei guariti - non verificata per il coronavirus - e che potrebbe avere un effetto collaterale da non sottovalutare.

Troppi vantaggi ai presunti immuni

La app - che sarebbe in fase di realizzazione da parte dell’impresa Onfido, leader nell’identificazione digitale, e sulla quale il Governo britannico avrebbe già deciso di scommettere - secondo molti esperti, offrirebbe troppi vantaggi a chi è guarito dal coronavirus, certificato come presunto ‘immune’ dallo Stato e dunque abilitato a uscire di casa e riprendere a fare la vita normale. Una condizione che rappresenterebbe un incentivo a farsi contagiare per i milioni di inglesi ancora chiusi in casa, cercando quindi di guarire per ricevere il tanto desiderato “passaporto di immunità” e potersi spostare liberamente. 

Allerta dell'Oms sui passaporti sanitari

L’idea si basa anche su tamponi affidabili al 100% e in numero sufficiente da poter garantire i test su larga scala. Nessuna delle due condizioni, per il momento, sembrano trovare riscontro nella sanità britannica, in affanno come tutti i Paesi alle prese con il Covid-19. Per non parlare del fatto che gli esperti non sanno ancora se esiste l'immunità al coronavirus e, in caso affermativo, quale sia la durata di tale condizione fisica. A fine di aprile, l'Organizzazione mondiale della sanità ha messo in guardia contro tutti i sistemi di “passaporti sanitari” in quanto “attualmente non ci sono prove che le persone che si sono riprese da Covid-19 e hanno anticorpi siano protette da una seconda infezione”.

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La scelta di Londra

Nonostante i (tanti) dubbi sulla presunta ancora di salvezza a portata di smartphone, i Governi di tutta Europa stanno affrontando una pressione sempre più forte per far ripartire le economie. Qualsiasi idea che permetta agli esecutivi di liberarsi del confinamento suona dunque allettante per gli esecutivi. In tale contesto, la società Onfido la settimana scorsa ha sottoposto il proprio progetto di app per il “passaporto di immunità” al Parlamento britannico. Secondo quanto riporta il sito di notizie Politico, l’impresa di identificazione digitale avrebbe già ricevuto oltre 90 milioni di euro per sviluppare il proprio progetto di offerta di certificati sanitari.

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