L'erede di Merkel paga l'alleanza con l'estrema destra: fuori da corsa a Cancelleria

L'attuale leader dei cristiani democratici tedeschi, Annegret Kramp-Karrenbauer, non sarà la prossima candidata del partito alla guida del Paese. Sullo sfondo, le polemiche per l'accordo con l'AfD nel land della Turingia

A sinistra la leader della Cdu Annegret Kramp-Karrenbauer con la cancelliera Angela Merkel

Da vecchia roccaforte della sinistra tedesca a luogo simbolo di una battaglia politica che rischia di avere ripercussioni non solo in Germania, ma anche nel resto dell'Unione europea. Perché nel land orientale della Turingia, in gioco non c'è solo la guida della regione, ma i futuri equilibri politici di Berlino. E di Bruxelles. Ecco perché l'alleanza tra i popolari della Cdu, il partito di Angela Merkel, e l'estrema destra dell'AfD per la presidenza di questa regione ha già fatto una prima vittima di peso: Annegret Kramp-Karrenbauer, nota coma AKK, colei che ha ereditato le redini della Cdu, ha annunciato che abbandonerà non solo il vertice del partito, ma anche la corsa alla successione della stessa Merkel alla guida del governo. 

In realtà, la prima "vittima" del caos politico in Turingia è stato Thomas Kemmerich, l'esponente liberale che grazie all'inedita coalizione con Cdu e AfD, aveva ribaltato l'esito del voto, che avevo visto come primo partito la sinistra radicale di Die Linke, e aveva ottenuto la fiducia per la presidenza del Land. L'inciucio, se cosi' si puo' definire, non era piaciuto a Merkel, che in maniera poco usuale per la politica tedesca, aveva espresso pubblicamente la sua contrarietà all'accordo (la potente Angela non è più presidente del suo partito e quindi il suo intervento era sembrata una sconfessione diretta dell'operato di AKK).

Sarà stato proprio questa intromissione a far deflagare lo scontro interno al partito, che a oggi tiene il comando non solo del governo di Berlino, ma anche della Commissione europea (la presidente Ursula von der Leyen è della Cdu, nonché ex ministra del governo Merkel). Quanto sta succedendo in Turingia, infatti, va visto con un obiettivo più largo: allearsi con l'AfD significa in qualche modo sdoganare l'estrema destra, eliminando quel cordone sanitario elevato dai partiti politici storici con l'obiettivo di fermare i rigurgiti del nazismo. 

L'AfD, a dirla tutta, ha da tempo cercato di tagliare i legami con i filonazisti per proporsi come forza di governo. E alle ultime elezioni nazionali si è imposto come terza forza politica. In Europa, è alleato con la Lega di Matteo Salvini, ma anche qui il gruppo di cui fa parte, Identità e democrazia, ha intorno a sé un cordone sanitario che ne ha bloccato l'accesso alle cariche istituzionali del Parlamento.  

Ecco perché l'apertura in Turingia rischiava di costituire un precedente pericoloso per coloro che temono l'avanzata dei sovranisti in Germania e nell'Ue. Timori che hanno prima costretto alle dimissioni da presidente del Land del liberale Kemmerich. E a stretto giro alle dimissioni dalla guida del partito di AKK, che resterà in carica in attesa che venga votato il nuovo leader della Cdu.

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Il passo indietro di Kramp-Karrenbauer, pero', non chiude la questione aperta dei rapporti tra centrodestra e AfD: in molti nel partito sono stanchi della Grande coalizione con i socialisti, che va avanti dal 2013. E vorrebbero creare un centrodestra allargato non solo ai liberali, ma anche ai sovranisti. Un po' come succede da noi con Forza Italia e Lega.

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