Aiuti umanitari: l'Italia non è nemmeno nella top ten, solo 15esima per fondi a chi soffre guerre e catastrofi

Il rapporto 'Il Valore dell'Aiuto' della piattaforma di Ong Agire fotografo lo stato dell'assistenza umanitaria nel mondo. Toccata nel 2016 la cifra record di aiuti, ma i 27,2 miliardi di dollari stanziati sono ancora largamente insufficienti. E l'Italia fa poco

Aiuti umanitari in Pakistan. OLIVIER MATTHYS - I54

Un record che serve a poco. Nel 2016 gli aiuti umanitari globali sono arrivati alla cifra top di 27,2 miliardi di dollari, una somma di tutto rispetto ma ancora largamente insufficiente a coprire l'enormità dei bisogni delle popolazioni colpite da conflitti e catastrofi naturali, che restano per oltre il 40% senza risposta. Un campo, quello dell'aiuto, in cui l'Italia, paese che si vanta di stare nel G7, non figura nemmeno nella top 10 dei donatori mondiali. Ci piazziamo infatti al 15° posto nella classifica dei donatori globali con i 420 milioni di dollari complessivi stanziati per l'assistenza umanitaria nel 2016.

Il rapporto 'Il Valore dell'Aiuto' della piattaforma Agire

Questi i dati del rapporto 'Il Valore dell'Aiuto' di Agire, network di nove tra le più autorevoli Ong umanitarie. Giunto all'ottava edizione, il rapporto fotografa lo stato dell'assistenza umanitaria a livello globale e nazionale, evidenziando la localizzazione geografica degli interventi, l'effettiva copertura dei bisogni umanitari, il ruolo dei donatori pubblici e privati. Il record di 27,2 miliardi, fanno notare le Ong, stride con le spese militari globali, che hanno raggiunto i 1.686 miliardi di dollari, oltre 60 volte il valore dell'assistenza umanitaria.

Chi sono i maggiori donatori?

Gli Stati Uniti dell'era pre Trump, da soli, hanno coperto il 31% dell'assistenza umanitaria totale, dato che è destinato a crollare per i tagli drastici proposti nei giorni scorsi dall'amministrazione Trump al budget degli aiuti ai Paesi poveri. Tra i donatori più generosi - segnala Agire nel rapporto - dopo gli Stati Uniti, ci sono la Turchia, il Regno Unito, l'Unione Europea e la Germania.

Il ruolo dei privati

In crescita, indica il rapporto, il ruolo dei donatori privati (individui, fondazioni e aziende), il cui impegno economico è aumentato del 5% rispetto al 2015, raggiungendo i 6,9 miliardi di dollari. In Italia il loro contributo è stato fondamentale: qui le Ong nel 2016 hanno ricavato in media il 56,4% dei fondi complessivi a loro disposizione dal settore privato (individui, 5x1000, aziende e fondazioni). Il 32% deriva invece da contributi di organizzazioni internazionali (Ue compresa) e solo il 5% da istituzioni pubbliche italiane.

La contabilità creativa dell'Italia

L'Italia, da parte sua, inserisce nel conteggio della contabilità delle emergenze anche i fondi per assistere i profughi nel proprio territorio nazionale, un dato - fanno notare le Ong - che fa lievitare le cifre delle risorse stanziate per l'umanitario in modo artificiale.  

Le aree di crisi

Nel 2016 i conflitti in Siria, Yemen, Iraq e Sud Sudan hanno causato le maggiori sofferenze su larga scala, creando crisi regionali di profughi in fuga dalla violenza. I fenomeni naturali estremi legati al passaggio di El Nino e di La Nina hanno provocato siccità e inondazioni da un capo all'altro del globo. Il numero di persone sfollate ha raggiunto il picco attuale di 65,6 milioni di persone, mentre sono 411 milioni le persone colpite da catastrofi naturali ed è salito fino a 24 milioni il numero degli sfollati ambientali.  

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