Giovedì, 29 Luglio 2021
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Nel Regno Unito migliaia di giovani costrette a dare i figli in adozione, e ora vogliono delle scuse

Le ragazze madri negli anni '50, '60 e '70, venivano forzate dagli istituti religiosi ad abbandonare i neonati perché concepiti al di fuori del matrimonio. Tra loro anche una ex deputata: "Un'ingiustizia storica"

Costrette ad abbandonare i loro figli, perché nati nel 'peccato' al di fuori del matrimonio. Sarebbero circa 250mila le ragazze e giovani donne che nel Regno Unito negli anni Cinquanta, Sessanta e Settanta furono praticamente obbligate a dare i propri neonati in adozione dopo essere state affidate a delle istituzioni religiose, e ora pretendono quantomeno le scuse ufficiali del governo.

La storia è tornata di attualità nel Paese dopo che la Bbc ha mandato in onda le denunce e le tremende storie raccontate da alcune di loro, tra cui quella della ex parlamentare laburista e ministro del governo, Ann Keen, che partorì un bambino 17 anni, e fu poi costretta a lasciarlo. “È stata una coercizione. Le frasi che mi dicevano erano 'è per il meglio' e 'se ami davvero il tuo bambino, dovresti rinunciarvi'", ha raccontato alla televisione. “Ma io non ho rinunciato a mio figlio né l'ho abbandonato. Le scuse ripulirebbero il mio nome e il suo. Ciò che è accaduto è un'ingiustizia storica e ora è il momento di chiedere scusa", ha aggiunto.

Gli avvocati che esaminano i casi delle madri si sono concentrati sul periodo compreso tra il 1945 e il 1975, prima di una modifica della legge sull'adozione, quando in Gran Bretagna furono adottati circa 500mila bambini, per lo più da madri di età inferiore a 24 anni e non sposate. La loro ricerca suggerisce che circa la metà di queste donne ha subito pressioni continue per rinunciare ai propri figli da parte di professionisti, inclusi medici, ostetriche, lavoratrici nelle case madri.

Le istituzioni religiose gestivano 150 case per ragazze madri nel Regno Unito negli anni del dopoguerra prima che la responsabilità principale per la gestione delle adozioni fosse trasferita dalle organizzazioni di volontariato alle autorità locali nel 1976. Nel 2016, il cardinale Vincent Nichols, il capo della chiesa cattolica in Inghilterra e Galles, si scusò per il "dolore" causato alle donne che furono costrette a dare i loro bambini in adozione. "Purtroppo per le donne non sposate, l'adozione era considerata nel migliore interesse della madre e del bambino", disse. Anche la Chiesa anglicana ha espresso rammarico: "Ciò che in quel momento si pensava fosse la cosa giusta da fare, ha causato un grande dolore".

"Quando partorii non mi fu dato alcun antidolorifico. L'ostetrica disse: così te ne ricorderai e non commetterai più peccato", ha raccontato alla Bbc Ann Keen, che aveva 17 anni quando rimase incinta nel 1966. “Quello che è successo a queste donne è straziante e indifendibile. Scusarsi con loro è la cosa giusta da fare per il governo”, ha affermato Sue Armstrong Brown, presidente di Adoption UK. Per un fenomeno del genere si scusò nel 2013 l'Australia e cinque anni dopo l'Irlanda. Nel Regno Unito invece nel 2018 una mozione approvata dai deputati chiedeva al premier di scusarsi, ma quelle scuse non sono ancora arrivate.

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