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Matrimonio gay celebrato in Germania. EPA/MARC MUELLER

Matrimonio gay celebrato in Germania. EPA/MARC MUELLER

Matrimonio gay, Corte Ue: riconoscere i diritti del coniuge anche dove non esistono le nozze omosessuali

Avviso dell'Avvocato generale sul caso di una coppia rumeno-statunitense sposata a Bruxelles e che voleva rientrare in Romania. Bucarest negava il permesso di soggiorno al coniuge perché gay, una violazione della direttiva sulla libera circolazione per l'Avvocato. I matrimoni non sono più cosa per eterosessuali

Il matrimonio gay non lo vorranno tutti i paesi Ue, ma 'coniuge' è una parola che in Europa si declina ugualmente per i matrimoni etero e per quelli gay, almeno per quel che riguarda le norme sulla libera circolazione delle persone. E' questa la conclusione a cui è giunto l'Avvocato generale della Corte di Giustizia del Lussemburgo analizzando il caso di una coppia gay rumeno-statunitense sposatasi a Bruxelles e quindi trasteritasi in Romania. L'avviso dell'Avvocato generale non è la sentenza, ma i giudici del Lussemburgo seguono le sue indicazioni in oltre il 90% dei casi e, quindi, ha buone chances di diventarlo. 

 "Anche se gli Stati membri sono liberi di autorizzare o meno il matrimonio tra persone dello stesso sesso, essi non possono ostacolare la libertà di soggiorno di un cittadino dell’Unione rifiutando di concedere al suo coniuge dello stesso sesso, cittadino di uno Stato non Ue, un diritto di soggiorno permanente sul loro territorio", afferma l'Avvocato generale Melchior Wathelet. Per lui la nozione di 'coniuge' comprende, con riferimento alla libertà di soggiorno dei cittadini dell’Unione e dei loro familiari, anche i coniugi dello stesso sesso.

La storia di Relu Adrian e Robert

A portare il caso di fronte ai giudici del Lussemburgo sono Relu Adrian Coman, cittadino rumeno, e il suo coniuge, lo statunitense Robert Clabourn Hamilton. I due convivono quattro anni negli States poi si spostano e si sposano a Bruxelles nel 2010. Nel dicembre 2012 la coppia chiede, imbracciando la direttiva Ue sulla libertà di circolazione, alle autorità rumene il rilascio dei documenti necessari per potersi spostare e lavorare nel paese di origine di Relu Adrian.

Alla richiesta, le autorità rumene rispondevano picche, non concedendo a Robert il diritto di soggiorno: l'americano non poteva essere qualificato in Romania quale 'coniuge' di un cittadino dell’Unione, dato che tale Stato membro non riconosce i matrimoni omosessuali.

Il caso arriva in Lussemburgo: prima vittoria per la coppia

La coppia faceva ricorso e la causa, dopo un passaggio alla locale Corte costituzionale, approdava in Lussemburgo. Oggi un primo parziale, ma probabilmente decisivo, successo per i due. Nelle sue conclusioni odierne, l’Avvocato generale precisa, anzitutto, che la problematica giuridica al centro della controversia non riguarda la legalizzazione del matrimonio tra persone dello stesso sesso, bensì la libera circolazione dei cittadini dell’Unione. E quindi, anche se gli Stati membri sono liberi di prevedere o meno il matrimonio tra persone del medesimo sesso nel proprio ordinamento giuridico, essi devono rispettare gli obblighi loro incombenti rispetto alla libertà di circolazione dei cittadini dell’Unione.

Avviso che vale per tutti i paesi Ue: il matrimonio non è più solo quello etero

La cosa non vale solo per la Romania, ma anche per tutti i paesi che, come l'Italia, non riconoscono il matrimonio gay. "La determinazione della qualità di 'coniuge' deve essere oggetto, nell’intera Unione, di un’interpretazione autonoma e uniforme", sostiene l'Avvocato, che poi precisa: "la nozione di 'coniuge' ai sensi della direttiva si riferisce a un rapporto fondato sul matrimonio, pur essendo neutra rispetto al sesso delle persone interessate e indifferente al luogo in cui il matrimonio è stato contratto".

In tale contesto l’avvocato generale considera che, "alla luce dell’evoluzione generale delle società degli Stati membri dell’Unione nel corso dell’ultimo decennio in materia di autorizzazione del matrimonio tra persone dello stesso sesso", la giurisprudenza della Corte secondo cui "il termine 'matrimonio' designa un’unione tra due persone di sesso diverso non può più essere condivisa".

Se la sentenza dei giudici del Lussemburgo recepirà l'avviso dell'Avvocato Wathelet, tutti i paesi membri della Ue dovranno riconoscere i matrimoni gay celebrati dov'è possibile farlo. Che piaccia o meno. 

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