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Giovedì, 8 Dicembre 2022
Il dibattito sul fine vita / Regno Unito

Il caso del 12enne Archie, il giudice decide di staccare la spina contro la volontà della famiglia

La Corte britannica dà ragione ai medici secondo cui il piccolo è in coma irreversibile. La madre annuncia ricorso: “Finché non lo deciderà Dio non accetterò la sua morte. Credo nei miracoli”

Per i medici non ci sono più speranze di salvarlo, per questo un giudice britannico ha deciso di dare loro il permesso staccare la spina che tiene in vita il piccolo Archie Battersbee, di 12 anni, nonostante la famiglia sia contraria. Il caso del bambino trovato privo di conoscenza in casa a Southend, nell'Essex, il 7 aprile, e da allora in coma è finito di fronte alla Corte suprema del Regno Unito. È stata l'equipe del Royal London Hospital che lo ha in cura, a rivolgersi al tribunale sostenendo di avere elementi sufficienti a sostegno della convinzione secondo cui una diagnosi irreversibile di morte delle cellule cerebrali appare a questo punto "altamente probabile".

E i giudici hanno dato loro ragione, almeno in primo grado. "Autorizzo i medici dell'ospedale Royal London a cessare la ventilazione meccanica di Archie Battersbee, a estubarlo, a cessare la somministrazione di farmaci e a non tentare alcuna rianimazione cardiopolmonare su di lui quando cessa il battito cardiaco o lo sforzo respiratorio. I passi che ho indicato sopra sono legittimi", ha decretato la giudice Justice Arbuthnot. Secondo la sentenza "se Archie rimane sotto ventilazione meccanica, il risultato probabile per lui è la morte improvvisa e le prospettive di recupero sono nulle. Non ha piacere di vivere e il suo danno cerebrale è irrecuperabile. La sua posizione non migliorerà".

Ma la madre di Archie, Hollie Dance, non ha accettato la decisione e ha annunciato di voler presentare appello, con il sostegno dei suoi avvocati e di diverse associazioni come il Christian Legal Group. "Sono devastata ed estremamente delusa dalla sentenza emessa oggi dopo settimane di battaglia legale e intendo restare accanto al letto di mio figlio. Il mio istinto di mamma mi dice che Archie è ancora qui", ha detto la donna. "Non basta una diagnosi di morte probabile", ha poi aggiunto Hollie, dicendosi "disgustata dall'atteggiamento del giudice e dei medici", visto che "il cuore di Archie batte ancora" e lui "mi ha stretto la mano". "Finché non è volontà di Dio, non accetterò che se ne vada. So di miracoli in cui le persone sono tornate dalla morte cerebrale”, ha sostenuto la mamma del bambino.

Diversi casi analoghi recenti altrettanto gravi si sono conclusi, in base alla normativa e a una prassi ormai consolidata nel Regno Unito, con la conferma finale di sentenze favorevoli agli ospedali che volevano staccare la spina a bambini o neonati anche contro l'opposizione irriducibile di genitori o altri parenti.

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