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Venerdì, 21 Giugno 2024
Libertà di stampa

Cosa cambia per giornali e giornalisti con le nuove norme

Più trasparenza su proprietà e finanziamenti, più tutele per i reporter: la nuova direttiva Ue sulla libertà dei media per garantire un’informazione indipendente e plurale

Maggiore trasparenza da parte dei giornali, maggiori tutele per i giornalisti. Questi, in sintesi, i due capisaldi della riforma del settore proposta da Bruxelles per salvaguardare l'indipendenza delle redazioni e promuovere il pluralismo del panorama mediatico nei Ventisette.

I negoziatori dell'Europarlamento e del Consiglio hanno raggiunto l'intesa sul testo dello European media freedom act (Emfa) lo scorso venerdì 15 dicembre, ponendo le basi per l'adozione definitiva da parte di entrambe le istituzioni nei prossimi mesi. La direttiva, licenziata dalla Commissione nel settembre 2022, si pone come obiettivi principali il contrasto alla concentrazione dei media da un lato e la rimozione degli ostacoli alla piena indipendenza editoriale dall'altro.

Trasparenza e indipendenza

Quanto al primo punto, i giornali dovranno fornire in maniera trasparente i dettagli circa la loro proprietà (diretta e indiretta, anche statale) e i finanziamenti che ricevono (soprattutto pubblici, inclusi quelli da Paesi extra-Ue), inserendo questi dati all'interno di un database nazionale. Sarà inoltre richiesto un certo grado di supervisione, anche a livello europeo, sulle fusioni tra le testate giornalistiche per evitare concentrazioni potenzialmente monopolistiche nell’ambito mediatico, evidentemente dannose per la salute della democrazia e dell'informazione libera.

D'altro canto, gli Stati membri dovranno garantire la piena libertà editoriale dei media (inclusi specificamente quelli pubblici) e recepire le norme Ue cosiddette anti-Slapp. Con questa formula, che è l'acronimo inglese di "strategic lawsuit against public participation", si indicano le azioni legali contro chi lavora nell'interesse pubblico, a scopo puramente intimidatorio. Da noi si chiamano "querele temerarie", e nella maggior parte dei casi riguardano accuse di diffamazione mosse ai giornalisti da parte di un'accusa che vuole far valere la palese sproporzione di potere economico rispetto all'accusato, trascinando quest'ultimo in costosi procedimenti giudiziari con l'obiettivo di scoraggiare il giornalismo d'inchiesta.

Particolarmente paradigmatico, in questo senso, il caso italiano, con il governo Meloni che va in controtendenza rispetto all'Emfa e mette sul tavolo del Senato un ddl che rende potenzialmente più facile, per chi disponga dei mezzi necessari, intimidire i giornalisti nel loro lavoro d'inchiesta (soprattutto i freelance, che non possono contare su efficaci tutele da parte delle redazioni), e che l'Ordine dei giornalisti ha definito "una bomba ad orologeria".

Basta spionaggio dei giornalisti

L'ultimo nodo che bloccava i negoziati riguardava le norme che regolano le modalità con cui i governi possono "monitorare" i giornalisti tramite spyware (cioè i software di spionaggio, come il famigerato Pegasus) e altri metodi controversi con l'obiettivo di individuare e identificare le loro fonti, anche costringendo i reporter a rivelarle direttamente. In sostanza, queste pratiche saranno ora vietate dall'Emfa all'interno dell'Unione, pur con qualche eccezione.

Tali eccezioni erano state inizialmente proposte dalla Commissione solo per le indagini su alcuni crimini specifici come terrorismo e traffico di esseri umani, ma le cancellerie europee (guidate da Parigi) hanno spinto per allargare le maglie delle deroghe in nome della sicurezza nazionale. Così, le valutazioni andranno condotte caso per caso dall'autorità giudiziaria, ma la regola generale vedrà un divieto per giornalisti e redazioni di rivelare le proprie fonti. La sorveglianza dei reporter (e dei loro dispositivi) dovrà anch'essa essere approvata da un tribunale e i soggetti sorvegliati andranno debitamente informati.

In effetti, i Ventisette sono stati piuttosto reticenti nell’approvare questa direttiva (che pure, in quanto tale, prevede che ogni Paese membro declini autonomamente le linee generali europee), poiché temevano che avrebbe ristretto i loro poteri di supervisione nell’ambito mediatico, una prerogativa cara al potere esecutivo anche nei contesti democratici.

In parte, la direttiva Ue in questione rappresenta una reazione agli episodi violenti che hanno coinvolto giornalisti europei in tempi recenti, andando ben oltre l'intimidazione economica. Su tutti, ha avuto una forte eco l'assassinio della maltese Daphne Caruana Galizia, fatta saltare in aria con un'autobomba nell'ottobre 2017 mentre stava conducendo un'inchiesta sulla corruzione della Valletta.

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