Martedì, 21 Settembre 2021
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Tredici Paesi Ue contro l'Ungheria per le violazioni dei diritti Lgbt+, l'Italia si unisce (in ritardo)

In una dichiarazione congiunta si punta il dito contro Orban per la legge contro la “propaganda gay” in fase di approvazione a Budapest. Il nostro Paese prima non partecipa poi decide di aderire

Aumenta il pressing di diverse nazioni europee contro l'Ungheria affinché il Paese guidato da Viktor Orban rispetti i diritti dei cittadini Lgbt+. Tredici Paesi del blocco hanno espresso “profonda preoccupazione” per l'adozione da parte del Parlamento ungherese di “emendamenti che discriminano le persone Lgbti+ e violano il diritto alla libertà di espressione con il pretesto di proteggere i bambini". L'Italia inizialmente non aveva sostenuto l'iniziativa ma poi in serata ha aderito, portando così a 14 il numero dei governi che hanno deciso di sostenerla. Ad essere criticata è stata la legge che, sulla falsariga di quella già in vigore nella Russia di Vladimir Putin, vuole vietare la “propaganda gay”.

In una dichiarazione congiunta promossa in occasione del Consiglio Affari generali da Belgio, Paesi Bassi e Lussemburgo e sostenuta e condivisa da Danimarca, Estonia, Finlandia, Francia, Germania, Irlanda, Lettonia, Lituania, Spagna, Svezia e Italia, si condanna appunto l'introduzione del “divieto di 'rappresentazione e promozione dell'identità di genere diversa dal sesso alla nascita, il cambio di sesso e omosessualità' per i minori di 18 anni”. Secondo i 14 Stati si tratterebbe di “una forma flagrante di discriminazione basata sull'orientamento sessuale, sull'identità e sull'espressione di genere e quindi merita di essere condannata”, mentre i governi sottolineano che “l'inclusione, la dignità umana e l'uguaglianza sono valori fondamentali della nostra Unione europea e non possiamo scendere a compromessi su questi principi”. Per i promotori dell'iniziativa “tali emendamenti violano anche la libertà di espressione, limitando la libertà di opinione e di ricevere e diffondere informazioni senza interferenze da parte dell'autorità pubblica, come sancito dalla Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea”. Per questa ragione le 14 nazioni esortano la Commissione “in quanto custode dei trattati a utilizzare tutti gli strumenti a sua disposizione per garantire il pieno rispetto del diritto dell'Ue, anche deferendo la questione alla Corte di giustizia”.

A criticare la mancata presenza iniziale della firma dell'Italia, che oggi era rappresentata dal sottosegretario agli Affari europei Enzo Amendola, era stato il segretario nazionale di Sinistra Italiana Nicola Fratoianni che si è chiesto: "Davvero l'Italia non ha firmato la lettera di 13 paesi Ue che manifestano preoccupazione per l'ennesima legge liberticida del regime ungherese? Davvero non abbiamo nulla di cui preoccuparci?". Fratoianni si è poi augurato che “il governo smentisca rapidamente questa notizia evitando al Paese una pessima figura proprio mentre in Italia la discussione sul Ddl Zan è al centro di una grave intromissione da parte di uno Stato estero”, con un chiaro riferimento alle critiche al testo arrivate dal Vaticano. L'adesione dell'Italia è poi arrivata in serata con un Tweet dello stesso Amendola che ha spiegato: "A fine Consiglio Affari Generali non sono arrivati chiarimenti soddisfacenti dall'Ungheria sulle leggi approvate che producono discriminazioni in base all'orientamento sessuale. Per questo, dopo dibattito, anche l'Italia ha firmato la richiesta degli altri 13 Stati membri dell'Ue"

Critiche a Orban per le violazioni dei diritti Lgbt+ sono arrivate anche durante l'europeo di calcio con la città di Monaco che avrebbe voluto illuminare lo stadio con i colori dell'arcobaleno proprio in occasione della partita dell'ungheria, azione che è stata però vietata dall'Uefa.

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