Giovedì, 24 Giugno 2021
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L'Ue 'grazia' l'Italia, ma avverte: debito alto e troppa spesa corrente, ora riforme e investimenti

La sospensione del Patto di stabilità salva il governo di Draghi da una procedura per il rapporto deficit/Pil fuori controllo e gli eccessivi squilibri macroeconomici. Nel 2021 solo Malta fa peggio

Il vicepresidente della Commissione europea, Valdis Dombrovskis. Photo credit: European Union, 2021

Solo il rapporto deficit/Pil di Malta al 12% eviterà all’Italia la maglia nera Ue per il bilancio in passivo nell’anno in corso. Il Governo di Roma ha infatti messo nero su bianco nel Documento di economia e finanza dello scorso 15 aprile che il rapporto in rosso si fermerà all’11,8%. Una magra consolazione nella cornice del pacchetto economico di primavera presentato oggi dalla Commissione europea. Nel giorno della sua Festa della Repubblica, l’Italia ha confermato di essere affetta dai problemi precedenti alla pandemia. Il debito pubblico, che dovrebbe arrivare al 159,8% del Pil nel 2021, è uno dei pochi indicatori in crescita. Ma questa, come tutti sanno, per Bruxelles è una brutta notizia. 

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L'ultimatum

“I tassi di attività e di occupazione rimangono al di sotto della media Ue”, ha precisato la Commissione, che ha poi ribadito le sue preoccupazioni di sempre per “la crescita molto lenta della produttività” che “insieme ai bassi tassi di occupazione, ostacola la crescita potenziale, che a sua volta limita lo spazio per la riduzione dell’indebitamento”. A salvare l’Italia da una procedura per deficit eccessivo è la sospensione delle regole del Patto di stabilità, una scelta obbligata nel contesto pandemico. Ma il ‘liberi tutti’ sul deficit è destinato a finire il prossimo anno e nel 2023 - salvo riforme a livello europeo - le vecchie regole potrebbero costringere l’Italia a tagliare drasticamente il sostegno pubblico all’economia. Il pacchetto economico presentato oggi, in parole povere, rappresenta un ultimatum di un anno e mezzo indirizzato al Governo di Mario Draghi per invertire la rotta.

I punti deboli

I punti deboli certificati oggi dalla Commissione non lasceranno sorpresi i conoscitori dell’economia tricolore. L’Italia, assieme a Cipro e Grecia, continua a “registrare squilibri eccessivi, legati all'elevato debito pubblico e all'elevata quota di crediti deteriorati, nonostante i continui e significativi progressi in questo settore”, è stata la sintesi di Palazzo Berlaymont. Per questo motivo il Belpaese dovrebbe “limitare la crescita della spesa corrente finanziata a livello nazionale”, ma anche “aumentare gli investimenti, pur perseguendo una politica di bilancio prudente”, ha detto questa mattina un alto funzionario Ue mentre esponeva le ultime analisi.

Gli 800mila posti di lavoro del Recovery

“La ripresa economica dell'Ue è dietro l’angolo”, ha detto in conferenza stampa il vicepresidente dell’esecutivo europeo, Valdis Dombrovskis, riferendosi all’economia continentale. “L'intera attività economica - è stata la previsione dell’ex premier lettone - dovrebbe tornare al livello pre-crisi entro quest'anno e, sebbene vi siano ancora divergenze tra i Paesi, ci aspettiamo che tutte le economie degli Stati membri torneranno ai livelli pre-crisi entro la fine dell'anno prossimo”, cioè quando scadrà l’ultimatum e tornerà il Patto di stabilità. Il rappresentante della Commissione ha poi messo sul tavolo i risultati attesi del Recovery Fund, che si prepara a entrare in funzione con le prime erogazioni nel mese di luglio. “Ci aspettiamo - ha detto Dombrovskis - che possa dare un impulso economico pari all'1,2% del Pil e creare 800.000 posti di lavoro entro la fine del prossimo anno”. Ma sulla natura precaria o a tempo pieno di tali rapporti professionali, il vicepresidente della Commissione ha messo le mani avanti. “Questo è un tema legato alle strutture del mercato del lavoro e alle riforme delineate anche da alcuni dei piani di ripresa e resilienza”. Dalla cui buona attuazione non dipende, quindi, il solo miglioramento degli indici economici, ma anche delle condizioni di vita dei tanti europei che hanno perso il lavoro negli ultimi mesi. 

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