Giovedì, 24 Giugno 2021
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L’Ue contro il blocco dei licenziamenti: discrimina i lavoratori precari

La Commissione boccia la misura mentre Pd e Lega ne chiedono l'estensione. Secondo i tecnici di Bruxelles, il divieto di licenziare “ostacola il necessario adeguamento della forza lavoro a livello aziendale”

Il blocco dei licenziamenti attivato lo scorso anno dal Governo italiano e ancora oggi in vigore è una misura che tende “a influenzare la composizione, ma non la portata dell'aggiustamento del mercato del lavoro”. In altre parole, “potrebbe addirittura rivelarsi controproducente” perché “più a lungo rimane in vigore” più “ostacola il necessario adeguamento della forza lavoro a livello aziendale”. La bocciatura della Commissione europea del provvedimento introdotto dal Governo Conte e oggi in discussione per la possibile proroga è arrivata tramite un documento di analisi allegato al pacchetto economico di primavera pubblicato ieri

Un vantaggio solo per i contratti a tempo indeterminato

“L'Italia è l'unico Stato membro che ha introdotto un divieto universale di licenziamenti all'inizio della crisi del Covid-19”, hanno fatto notare i tecnici di Palazzo Berlaymont. A preoccupare la Commissione in vista del possibile rinnovo della misura - sostenuto da Pd e Lega, ma contrastato da Mario Draghi - è l’effetto sul mercato del lavoro del divieto di licenziare. Il blocco, a detta dell’esecutivo Ue, “avvantaggia per lo più gli ‘insider’, cioè i lavoratori con contratto a tempo indeterminato, a scapito dei lavoratori interinali e dei lavoratori stagionali”. “Inoltre - si legge ancora nel documento - un confronto con l'evoluzione del mercato del lavoro in altri Stati membri che non hanno introdotto tale misura suggerisce che il blocco dei licenziamenti non è stato particolarmente efficace e si è rivelato superfluo in considerazione dell'ampio ricorso a sistemi di mantenimento del posto di lavoro”, come la cassa integrazione.

Il confronto con Germania e Francia

Per evidenziare l'impatto minimo dello strumento, la Commissione ha fatto notare che “l'elasticità media totale dell'occupazione nell'Ue, che misura la reattività dell'occupazione ai cambiamenti dell'attività economica, è stata di 0,25 nel 2020, a fronte di un'elasticità di 0,24 per l’Italia”. Da un confronto con altri grandi Paesi, “in particolare Germania e Francia”, è emerso che “l'elasticità dell'occupazione è ancora più bassa” negli Stati che non hanno adottato il blocco e che “sono riusciti a contenere l'impatto sul mercato del lavoro senza ricorrere a misure restrittive come il divieto assoluto di licenziamenti”.

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