Unione bancaria: il Nord Europa chiede regole più severe, il Parlamento spinge per una soluzione

Otto Stati vogliono più rigore prima di accettare la condivisione dei rischi: “Attuare riforme strutturali e rispettare il Patto di Stabilità”

European Union

L'Eurozona ha bisogno di stabilità per questo bisogna ridurre ulteriormente i rischi bancari prima di condividerli, costruire dei cuscinetti adeguati da usare in caso di 'bail in', stabilire un trattamento regolamentare per le esposizioni ai debiti sovrani, rispettare alla lettera il Patto di stabilità e studiare una ristrutturazione automatica del debito per i Paesi che chiedono aiuto al fondo salva-Stati. Lo hanno chiesto otto Paesi membri del Nord (i tre Paesi Baltici, Danimarca, Finlandia, Irlanda, Olanda e Svezia), in una lettera inviata ai ministri finanziari europei in vista dell'Ecofin e dell'Eurogruppo della prossima settimana per mettere nero su bianco il loro diverso punto di vista sulla riforma dell'Unione economica e monetaria proposta da Bruxelles.

Fronti contro

Gli otto Paesi sostengono che avere un'Unione economica e monetaria più forte "richiede prima di tutto azioni decisive a livello nazionale e pieno rispetto delle regole comuni". Partendo da "attuazione delle riforme strutturali e rispetto del Patto di stabilità, costruire cuscinetti nei bilanci nazionali per portare avanti le proprie politiche, stabilizzazione automatica per alleviare il rallentamento dell'economia".

Queste posizione sono opposte a quelle del fronte composto da Germania, Francia, Spagna e Italia che in questi mesi hanno lavorato per trovare dei compromessi e sbloccare dossier come l'Unione bancaria. "Ci sono divergenze che si possono risolvere, ma non adesso", afferma una fonte dell'Eurogrupo secondo cui è chiaro che dopo l'ultimo Ecofin e dopo la lettera degli otto Paesi del Nord, è chiaro che i lavori su uno dei dossier che i leader Ue volevano completare per giugno, procederà invece a rilento.

Il Parlamento Ue prova a mediare

Il Parlamento Ue dal canto suo insiste perché si trovi una soluzione. Per rispondere alle crisi finanziaria e del debito nella zona euro gli europarlamentari vogliono assicurare la stabilità del sistema bancario per proteggere i piccoli risparmiatori e hanno votato nella mini Plenaria di marzo la relazione annuale sull’unione bancaria. Quest'ultima deve essere costruita su tre pilastri: la supervisione delle più grandi banche europee da parte della Banca centrale europea, un unico regime per le risoluzioni per le banche in difficoltà e un sistema europeo comune di assicurazione dei depositi. I primi due sono già in funzione ma non c’è ancora un accordo sull’assicurazione dei depositi, proprio perché i Paesi più convinti dell'importanza del rigore economico hanno paura che questo strumento possa finire per essere utilizzato per rimediare alle gestioni troppo “disinvolte” dei conti pubblici degli Stati del sud Europa.

“La Bce dovrebbe migliorare gli indicatori che vengono usati per individuare un potenziale deterioramento delle condizioni finanziarie di una banca”, ha affermato il relatore, il conservatore belga relazione, il deputato belga Sander Loones. I crediti deteriorati (o prestiti in sofferenza) nel 2017 corrispondevano a circa 1000 miliardi di euro. Second Loones “i supervisori dovrebbero agire velocemente. Dovrebbero anche essere messi in condizione di imporre requisiti più severi una volta identificati i prestiti che si sono rivelati cattivi”.

Quando una banca dichiara bancarotta non dovrebbe poter avvelenare tutta l’economia. La risoluzione consiste nel risanamento da parte di un’autorità europea di risoluzione, il Comitato di risoluzione unico, nel momento in cui la banca sta per fallire o probabilmente fallirà. Come spiega Loones “la priorità dovrebbe essere data ai rischi che ancora esistono nei sistemi bancari di alcuni Stati. Gli accordi sul Fondo monetario europeo devono assicurare che in questi casi siano sempre le banche a pagare il conto”.

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