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Foto Ansa EPA/WALLACE WOON

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Con tasse su transazioni finanziarie e giganti del web la Spagna guadagnerà due miliardi l'anno

I provvedimenti voluti dal governo a trazione socialista di Sánchez puntano a redistribuire la ricchezza del Paese a favore dei settori più colpiti dalla crisi come quello turistico

In Spagna sono entrate in vigore due delle nuove leggi con cui il governo a trazione socialista di Pedro Sánchez intende redistribuire la ricchezza del Paese. Si tratta delle cosiddette Google e Tobin Tax, cioè l'imposizione di imposte sui giganti del Web e sulle transazioni finanziarie che, stando alle previsioni, dovrebbero portare nelle casse dello Stato quasi due miliardi di euro l'anno in più.

Aiutare i settori colpiti dalla crisi

Secondo i piani dell'esecutivo i settori del turismo e dei servizi, che attualmente con la crisi dovuta alla pandemia di coronavirus, dipendono in gran parte dagli aiuti statali per sopravvivere, dovrebbero essere tra i primi a beneficiare delle entrate fiscali. Come ricorda l'agenzia Efe l'imposta su alcuni servizi digitali tassa grava per il 3% sul reddito delle grandi aziende tecnologiche, quelle che fatturano più di 750 milioni di euro nel mondo o più di 3 milioni Spagna. Dovrebbe valere nelle previsioni 968 milioni di euro l'anno. La Tobin Tax invece, che tassa allo 0,2% le operazioni di acquisto e vendita di azioni di società spagnole con capitalizzazione di mercato superiore a un milione di euro, dovrebbe invece 850 milioni di euro.

Tassa europea

Come spiega Euractiv la Spagna vorrebbe che la tasse sui giganti digitali e l'industria dei servizi finanziari diventi un provvedimento europeo. Insieme ad altri paesi che la pensano allo stesso modo, come Austria, Francia e Regno Unito, che hanno già adottato misure simili a livello nazionale, Madrid spera di poter raggiungere un accordo globale a livello dell'Ue o dell'Ocse. L'idea però non piace a Washington. L'imposta spagnola è stata criticata dall'Ufficio del rappresentante commerciale degli Stati Uniti, che ha sostenuto che l'imposta discriminerebbe le società statunitensi, limiterebbe il commercio internazionale ed sarebbe incoerente con i principi fiscali internazionali. Gli Usa sono addirittura arrivati al punto di avvertire che valuteranno "tutte le opzioni possibili", lasciando intendere di essere pronti a vendicarsi con l'imposizione magari di dazi o altre iniziative volte a scoraggiare il Paese da continuare su questa strada.

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