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Giovedì, 9 Dicembre 2021
Lavoro

La Spagna blocca i licenziamenti fino al 2023

Il governo di Madrid ha proposto di prolungare con un nuovo schema il regime di cassa integrazione, ancora in vigore, che ha protetto finora 3,6 milioni di lavoratori

In Italia il blocco dei licenziamenti decretato con lo scoppio della pandemia di Covid-19 è finito in estate. In Spagna, invece, il governo ha proposto di prolungare di un altro anno, ossia fino alla fine del 2023, il regime di cassa integrazione ancora in vigore che di fatto protegge i lavoratori dalla perdita del posto. 

Il blocco dei licenziamenti

Lo schema, che si chiama Erte (Expediente de regulación temporal de empleo), ha salvaguardato finora l'occupazione di 3,6 milioni di persone in circa 550mila aziende del Paese, e prevede che lo Stato copra il 70% dello stipendio dei lavoratori a patto che le aziende non procedano con i licenziamenti. Eventuali comportamenti scorretti o frodi da parte delle aziende sono punite con pesanti sanzioni. Per coprire i costi del programma, Madrid ha potuto contare sui 21 miliardi di euro di prestiti ricevuti dall'Ue grazie al programma Sure. La Spagna è stato il secondo Paese europeo per somme ricevute, dietro solo all'Italia, che ha incassato 27 miliardi.

Il nuovo schema

Il governo spagnolo, guidato dal premier Pedro Sanchez e da una coalizione di centrosinistra, ha proposto di sostituire Erte con un nuovo schema, chiamato Mse, Mecanismo de sostenibilidad del empleo ossia Meccanismo di sostenibilità dell'occupazione. La differenza sostanziale con il sistema in vigore è che il nuovo schema dovrebbe andare a beneficio di quelle imprese che affrontano realmente una situazione di crisi. Secondo il testo della bozza di proposta, resa nota dal quotidiano finanziario Cinco Días, le aziende spagnole potranno attuare i nuovi regimi di cassa integrazione temporanea post-pandemia solo se dimostreranno di aver subito pesanti perdite economiche e se costrette a riqualificare i propri lavoratori con nuove competenze necessarie a mantenere il posto di lavoro. 

Stretta anche sui precari

La proposta è adesso sul tavolo dei negoziati con i sindacati e con le associazioni dei datori di lavoro. Se ci sarà intesa tra governo e parti sociali il nuovo schema partirà a gennaio 2022 e durerà 12 mesi. Nel testo si legge che le aziende e i lavoratori interessati dal nuovo regime avranno accesso a "benefici in termini di contributi e protezione contro la disoccupazione". Le esenzioni dagli oneri sociali previste per le aziende saranno condizionate allo sviluppo di programmi di formazione. Durante l'attuazione del nuovo regime saranno vietati gli straordinari, l'esternalizzazione di attività e le nuove assunzioni. Il documento, scrive l'agenzia Efe, propone inoltre di limitare il peso dei contratti a tempo determinato nelle posizioni strutturali al 15% della forza lavoro come misura per limitare il lavoro interinale, che attualmente si attesta al 25%. 

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