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Angela merkel e Mark Rutte - foto Ansa EPA/OMER MESSINGER

Angela merkel e Mark Rutte - foto Ansa EPA/OMER MESSINGER

Da Sala a Calenda, lettera a giornale tedesco: “Basta egoismi, siate solidali come noi lo fummo con voi"

Tra i firmatari altri sindaci e governatori del Nord, come Toti, Bucci, Brugnaro, Bonaccinie Gori: "Non chiediamo la mutualizzazione del debito ma abbiamo bisogno dei Coronabond. L'Italia aiutò i tedeschi dopo il 1945"

Una lettera aperta da sindaci e governatori italiani, prevalentemente del centrosinistra ma non solo, inviata alla Frankfurter Allgemeine Zeitung, uno dei più grandi quotidiani della Germania, per parlare al governo di Angela Merkel ma anche direttamente agli "amici tedeschi", invitandoli a schierarsi, davanti all'epidemia di Covid-19, con i "grandi Paesi dell'Ue" e non al seguito di "piccoli egoismi nazionali".

I firmatari

A firmarla sono l'eurodeputato Carlo Calenda (Azione, gruppo S&D), il governatore dell'Emilia-Romagna Stefano Bonaccini e quello della Liguria Giovanni Toti, il sindaco di Venezia Luigi Brugnaro, quello di Genova Marco Bucci, quello di Milano Beppe Sala, quello di Bergamo Giorgio Gori e altri sei amministratori pubblici. "Cari amici tedeschi - si legge nella lettera - con il coronavirus la storia è tornata in Occidente. Dopo trent'anni in cui l'unica cosa rilevante è stata l'economia, oggi la sfida torna ad essere, come in passato, politica, culturale e umana. La prima sfida riguarda l'esistenza stessa dell'Unione Europea. Oggi l'Unione europea non ha i mezzi per reagire alla crisi in modo unitario. E se non dimostrerà di esistere, cesserà di esistere".

Coronabond

"Per questo - continuano - nove Stati europei (tra cui Italia, Francia, Spagna e Belgio) hanno proposto l'emissione di Eurobond per far fronte alla crisi. Non si chiede la mutualizzazione dei debiti pubblici pregressi, ma di dotare l'Unione Europea di risorse sufficienti per un grande 'rescue plan' europeo, sanitario, economico e sociale, gestito dalle istituzioni europee".

Critiche all'Olanda

I firmatari puntano il dito contro L'Aja, la capitale che finora ha fatto da frontrunner del fronte 'rigorista', con il suo premier Mark Rutte: "L'Olanda - scrivono ancora - capeggia un gruppo di Paesi che si oppone a questa strategia e la Germania sembra volerla seguire. L'Olanda è il paese che attraverso un regime fiscale 'agevolato', sta sottraendo da anni risorse fiscali da tutti i grandi paesi europei. A farne le spese sono i nostri sistemi di welfare e dunque i nostri cittadini più deboli. Quelli che oggi sono più colpiti dalla crisi. L'atteggiamento dell'Olanda è a tutti gli effetti un esempio di mancanza di etica e solidarietà. Solidarietà che molti Paesi europei vi hanno dimostrato dopo la guerra e fino alla riunificazione".

Le lezioni della storia

"Il debito della Germania dopo il 1945 - ricordano - era di 29,7 miliardi di marchi di allora. La Germania non avrebbe mai potuto pagare. Nel 1953 a Londra, ventuno Paesi (tra cui Francia, Italia, Spagna e Belgio) consentirono alla Germania di dimezzare il debito e di dilazionare i pagamenti del debito restante. In questo modo, la Germania poté evitare il default". "Di quella decisione dell'Italia siamo ancora oggi convinti e orgogliosi”, concludono.

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