Anche il Regno Unito vuole un reddito di cittadinanza

La proposta nella relazione di due economisti. Costo della misura: 300 miliardi di sterline e per trovarli scatta la ‘Robin Hood tax’

Foto Ansa EPA/WILL OLIVER

Il Regno Unito come l’Italia pensa all'introduzione del reddito di cittadinanza. Oltre Manica si ragiona alla possibilità di mettere in funzione un reddito base universale settimanale per tutti i cittadini del Paese. Non si conoscono ancora i dettagli operativi, ma sulla carte l’idea c’è: garantire 60 Sterline settimanali per ogni adulto, più 40 Sterline per ogni figlio minorenne a carico, con il contributo che potrebbe arrivare anche a 175 Sterline per gli over 65.

La misura è contenuta in una relazione realizzata dagli economisti Stewart Lansley e Howard Reed, e pubblicata dal think tank Compass. Si tratterebbe di una politica di contrasto alla povertà dilagante e all’aumento delle diseguaglianze tra le varie fasce sociali delle popolazione. In questo modo si eviterebbe l’impoverimento delle famiglie, e si permetterebbe di stimolare consumi e, quindi, l’economia interna. C’è però il nodo di come finanziare una siffatta politica, visto che l’introduzione del reddito settimanale (240 Sterline al mese per gli adulti, 160 Sterline per i minorenni, 700 per gli over-65) avrebbe un costo stimato da Lansley e Reed in 300 miliardi di Sterline.

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Per coprire parte di questi costi si dovrebbe ripensare la composizione della spesa pubblica, e dirottare almeno 28 miliardi in più verso quella sociale. Quanto si spendeva in sostanza prima dei tagli operati dai governi conservatori in nome dell'austerità. Non solo. Si pensa quindi di alleggerire il carico sulle casse pubbliche attraverso una sorta di ‘patrimoniale’, o sarebbe meglio dire una sorta di ‘Robin Hood tax’, visto che si parla di Regno Unito. Il concetto non cambia: sottrarre al più ricco per dare al povero. Gli economisti ragionano ad alcuni aumenti di imposta sul reddito dei lavoratori più e meglio pagati. Secondo prima stime il balzello colpirebbe il 25% dei britannici, attraverso i quali aiutare il 75% delle famiglie. Una vera e propria rivoluzione, dunque. Ammesso che si abbia il coraggio di dare seguito al piano.

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