Partite Iva, lo strano caso italiano: primi in Ue, ma sotto la media per lavoro a domicilio

Secondo i dati Eurostat, il 22% dei lavoratori del Belpaese è indipendente, ma solo il 3,6% lo fa da casa. Una situazione in controtendenza rispetto al resto d'Europa

Il popolo delle partite Iva in Italia si aggira intorno ai 5 milioni, il 22% delle persone in età lavorativa, quasi un sesto degli autonomi registrati in tutta l'Ue. Ma solo il 3,6% degli occupati lo fa da casa, un dato sotto la media europea. Una situazione in controtendenza con quanto avviene nel resto del Continente e che fa venire il sospetto che nel Balpaese vi sia un eccesso di falsi indipendenti.

L'anomalia italiana

Le statistiche riguardano il 2018 e sono dell'Eurostat. In quell'anno, i lavoratori autonomi italiani erano 4.977.100 sui 32,5 milioni registrati in tutta l'Ue. Sempre nel 2018, poco meno di 4 lavoratori su 100, autonomi o meno, avevano fatto della propria casa il posto fisso di lavoro. Nell'Ue la media era del 5,2%. Una situazione anomale rispetto agli altri Paesi europei.

L'anomalia balza ancora di più agli occhi se si guarda alla sola categoria dell'auto-impiego. Tra chi lavora a domicilio in Italia, solo il 12,5% dichiarava di essere una partita Iva. In Olanda, il 14% degli occupati lavora da casa e di questi ben il 44,5% era composto da autonomi. Anche in Austria, dove il telelavoro interessa 1 occupato su 10, il 43,6% era composto da indipendenti. E lo stesso vale in Finlandia, che ha il più alto tasso di indipendenti che lavorano a domicilio (46%). In generale nell'Ue, a lavorare da casa sono più gli autonomi (18,5%) che i dipendenti (3%). 

Il telelavoro

Nel 2018, il 5,2% delle persone occupate di età compresa tra 15 e 64 anni nell'Unione europea di solito lavorava da casa. Questa quota è rimasta costante intorno al 5% nell'ultimo decennio. Tuttavia, nello stesso periodo, la percentuale di coloro che lavorano saltuariamente da casa è aumentata dal 5,8% nel 2008 all'8,3% nel 2018.

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Con il 14% degli occupati che di solito lavora da casa nel 2018, i Paesi bassi sono in cima alla lista degli Stati membri Ue, seguiti da vicino da Finlandia (13,3%), Lussemburgo (11%) e Austria (10%). In fondo alla classifica Bulgaria (0,3%) e Romania (0,4%).

Donne e anziani preferiscono casa

Nel 2018, una percentuale leggermente più alta di donne lavorava di solito da casa (5,5%) rispetto agli uomini (5,0%). Ciò è avvenuto nella maggior parte degli Stati membri dell'Ue, con le maggiori differenze osservate in Francia (8,1% delle donne, rispetto al 5,2% degli uomini), Lussemburgo (12,5% delle donne, 9,8% degli uomini) e Malta (7,4% delle donne , 4,7% degli uomini).

La percentuale di coloro che lavorano da casa aumenta con l'età. Nell'Ue, solo l'1,8% dei giovani di età compresa tra 15 e 24 anni di solito lavorava da casa nel 2018, rispetto al 5,0% tra i 25-49 anni e il 6,4% tra i 50-64 anni.

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