"No al Mes, sarebbe una condanna per l'Italia"

Intervista all'eurodeputato dei 5 stelle Piernicola Pedicini sull'ipotesi di attivare il Meccanismo europeo di stabilità per affrontare le conseguenze economiche della pandemia: "Significherebbe riforme lacrime e sangue"

Pedicini, da giorni invocate l'intervento della Bce. La prima uscita di Lagarde è stata un disastro, a detta di tutti. Adesso un bazooka da 750 miliardi. È quello che vi aspettavate?
Abbiamo invocato fin da subito un intervento della Bce fuori dalle regole statutarie che ne limitano la sua capacità di intervento in tempi di calma, figuriamoci in condizioni di emergenza. Siamo stati facili profeti ma solo perché conosciamo le debolezze dei meccanismi europei di fronte alle necessità dell’economia reale. L’Italia è stata la prima a prendere misure draconiane per rallentare la diffusione del virus, siamo stati i primi a constatare la portata della crisi sanitaria ed economica. Se Francoforte avesse ascoltato prima noi italiani avremmo risparmiato due settimane di disastri. Comunque il Quantitative easing della portata di 750 miliardi di euro è certamente un serio scudo protettivo alla tenuta economica dell’Unione europea e quindi dell’Italia. Di questo non possiamo far altro che rallegrarci. Sulla Lagarde non mi esprimo, ha già fatto troppi danni.

Diversi economisti dicono che l'Italia non ha le risorse sufficienti per affrontare i contraccolpi della crisi. E chiedono l'intervento del Mes. Voi che ne pensate?
Così come è attualmente concepito il Mes è una disgrazia. Per fare una metafora sarebbe come mandare un disoccupato da un usuraio anziché dargli una indennità per il lavoro che ha perso. Il Mes è una condanna per se stessi e per le generazioni future. Le riforme strutturali previste in cambio del prestito, impediscono al Paese in difficoltà di riprendersi con le proprie forze. In Italia la sua attivazione porterebbe al taglio degli stipendi, delle pensioni, alla sanità, agli investimenti e la cancellazione del reddito di cittadinanza, che in questo momento sta costituendo una protezione importantissima nelle fasce sociali più deboli. Il Mes non serve se la Banca centrale europea fa davvero la banca centrale, ecco perché abbiamo insistito tanto sul suo intervento. 

Chi è favorevole al Mes sostiene che per l'Italia non sarebbe come la Grecia, ma si potrebbe procedere con un memorandum che non imbriglierebbe il Paese alla Troika. Secondo voi è possibile?
E dove sarebbe scritta questa possibilità? Il Mes è un trattato già ratificato da più di 15 anni e non esistono spazi di interpretazione. Se si accede al Mes bisogna fare le riforme lacrime e sangue.

Senza Mes quale dovrebbe essere la strada da seguire a livello Ue? Gli eurobond vi convincono? 
Gli eurobond sono uno strumento utile in tempi di relativa calma, dubito che i tempi per una negoziazione su questo strumento siano compatibili con le necessità dettate dall’urgenza in cui ci troviamo. La strada da seguire in questo momento è quella che è stata intrapresa con il Quantitative easing, ma senza limiti né condizionalità. Abbiamo già visto che ha portato fiducia nei mercati rallentando l’infiammata dello spread. Attualmente vigono ancora issuer limit e capital key che limitano l’efficacia dell’intervento della Banca centrale europea. In sostanza bisogna fare quello che fanno la Federal Reserve Americana o la Bank of Japan, prima se ne convinceranno e meglio sarà per tutti.

Ultima domanda: la Lega dice che per il 2021-2027 serve un bilancio pluriennale europeo più efficiente, ossia che faccia di più con meno risorse. Una posizione che piace a Germania, Austria e Olanda. La vostra posizione qual è anche considerando che la crisi attuale si trascinerà inevitabilmente nel prossimo decennio?
Se l’Europa smettesse di essere ipocrita ed egoista, allora al bilancio europeo si potrebbero destinare più risorse. Questo converrebbe anche agli Stati membri perché si risparmierebbero molti costi di sovrapposizione razionalizzando la spesa con un risparmio per tutti. Inoltre, potremmo essere più efficaci su tanti altri problemi di carattere globale: i cambiamenti climatici, il fenomeno migratorio, le possibili pandemie e le minacce terroristiche. Purtroppo al momento ognuno guarda ancora al suo giardino e il risultato sono regole comunitarie farraginose e improduttive. Quindi, per il momento, la nostra posizione è che bisogna tenere fermi i contributi nazionali e incrementare il più possibile le risorse proprie europee, come Web Tax e Carbon Tax, incrementando anche il contributo di quei Paesi che adottano una fiscalità agevolata, da veri e propri Paradisi fiscali, distruggendo una sana concorrenza in Ue.

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