"L'Italia non è in grado di gestire il suo debito senza l'Ue", il monito del premier austriaco

In una intervista all'agenzia Bloomberg, Sebastian Kurz solleva la situazione del nostro Paese e promette solidarietà: "Mi aiuteremo, ma non con i coronabond"

Il cancelliere austriaco Sebastian Kurz con il presidente del Consiglio Giuseppe Conte

Il debito pubblico italiano è così pesante che il Paese non sarebbe "in grado di gestire questa situazione senza l'aiuto dell'Ue e di paesi come l'Austria". E' quanto ha dichiarato il cancelliere austriaco Sebastian Kurz in una intervista all'agenzia stampa Bloomberg. 

La "solidarietà" di Kurz

L'affondo di Kurz, considerato un falco del rigore, arriva nei giorni delle trattative serrate tra i Paesi Ue per fissare il nuovo Recovery fund, lo strumento che dovrebbe consentire il rilancio dell'economia europea attraverso un pacchetto di finanziamenti che non sia fatto solo di prestiti, ma anche di aiuti a fondo perduto verso i Paesi più colpiti, come l'Italia per l'appunto.

C'è poi la questione degli eurobond, o coronabond che dir si voglia. Kurz dichiara di essere pronto ad aiutare il Belpaese (del resto siamo il secondo partner commerciale di Vienna dopo la Germania), ma sull'ipotesi di una condivisione del debito a livello europeo è un seccpo no: "Non credo che sia la risposta giusta", dice, aggiungendo che la soluzione per Paesi come l'Italia o la Spagna è nel pacchetto di aiuti Ue da 500 miliardi di euro, di cui quasi la metà coperti con il Mes, che, afferma, se necessario potrebbe essere ampliato. "E' chiaro che vogliamo sostenerli e mostrarci solidali", chiosa Kurz. 

Ristrutturare il debito italiano

A prescindere dalle posizioni dei Kurz e del suo Paese, resta il fatto che il debito pubblico italiano preoccupa l'intero Continente. Secondo Clemens Fuest, presidente dell'Ifo, autorevole istituto tedesco per la ricerca economica di Monaco, potrebbe essere necessaria una ristrutturazione del debito italiano per scongiurare una nuova, più vasta, crisi del debito nell'eurozona. Interpellato dalla Welt, l'economista ritiene "che è soprattutto la quota d'indebitamento dell'Italia a dover calare. Molti elementi ci suggeriscono che in qualche anno arrivi un taglio del debito". Un processo che dovrebbe essere organizzato in modo tale "che poi non ne consegua una crisi bancaria".

Tuttavia, aggiunge Fuest, "qualcuno dovrà sostenerne i costi". Tra i vari esperti interpellati da quotidiano tedesco, la maggioranza concorda che quella della riduzione del debito attuata dagli stessi Stati sia "l'unica via per impedire una nuova euro-crisi". Il che implica "una certa disciplina finanziaria", ha spiegato il presidente dell'Ifw (Istituto per l'economia mondiale), Gabriel Felbermayr, ma è necessario che siano permessi trasferimenti all'interno della zona euro: "Io ritengo adeguato che la Germania dia i propri contributi in questo senso, anche nel suo stesso interesse", ha spiegato Felbermayr.

Il rischio di una seconda crisi a stretto giro

I vari economisti sentiti dalla Welt ritengono che l'eurozona si trovi di fronte ad una sfida molto difficile: "C'è il rischio di un'eurocrisi 2.0", ha detto per esempio Lars Feld, presidente dei 'saggi' per l'economia del governo tedesco. E' il "peso" del debito italiano, che secondo le stime dovrebbe crescere quest'anno al 158,9% del Pil, a destare le maggiori preoccupazioni. "Può facilmente portare a una nuova crisi del debito come tra il 2010 e il 2012", avverte Paul de Grauwe della London Schools of Economics.

A far paura è la rapidità dell'aumento del debito, dato che tra gli investitori potrebbe crescere il timore che il peso che ne deriva alla lunga non sia più sostenibile: "Se i mercati dovessero arrivare a nutrire questo dubbio, i premi di rischio potrebbe aumentare in rapida sequenza fino a portare a una crisi del debito", avverte di nuovo Lars Feld. Attualmente, ricorda la Welt, è l'acquisto dei titoli di Stato da parte della Bce a stabilizzare il mercato. "I programmi della Banca centrale europea e la possibilità di un accesso semplificato al Mes danno la sicurezza che i Paesi membri non si ritrovino con problemi di finanziamento", aggiunge il capo dei 'saggi' di Angela Merkel. Un procedimento, chiosa però il giornale, che viene "appesantito" dalla sentenza della Corte costituzionale tedesca della settimana scorsa, che nel medio periodo finira' per restringere il campo d'azione dell'Eurotower. 
 

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