Scuole e atenei costano meno del debito pubblico: Italia ultima in Ue per spesa in istruzione

Secondo i dati più recenti dell'Eurostat, siamo il Paese europeo che destina la fetta più piccola di risorse statali in questo settore. Dal 2009 in poi, gli investimenti sono sempre di meno

I grandi Paesi Ue, come Germania e Francia, investono più o meno il doppio di noi. Ma quello che colpisce di più è che se nel 2009 spendevamo 72 miliardi di euro per scuole e università, dieci anni dopo la cifra è calata a 66 miliardi. Tanto che oggi siamo fanalino di coda dell'Unione in quasto a quota di investimenti pubblici in istruzione. Una maglia nera che in qualche modo dà forza alle ragioni dell'ormai ex ministro dell'Istruzione Lorenzo Fioramonti, dimessosi dall'incarico per via delle risorse, a suo giudizio scarse, destinate dall'ultima legge di Bilancio alla scuola.

Secondo i dati Eurostat più recenti, nel 2017 l'Italia ha speso circa 66 miliardi di euro per l'istruzione pubblica, in tutti i settori dall'istruzione pre-primaria a quella universitaria: più o meno quanto erano costati quell'anno gli interessi sul debito pubblico (il 3,8 per cento del Pil), sottolinea l'Agi. Nessuno Stato membro dell'Ue si trovava quell'anno in una condizione simile. Per di più dal 2011 al 2016 l'Italia ha sempre speso di più in interessi sul debito rispetto all'istruzione, raggiungendo la parità solo nel 2017. E se dal 2009 in poi, Germania e Francia hanno aumentato rispettivamente di 28 e 15 miliardi le risorse per scuole e università, noi le abbiamo tagliate di 6 miliardi.

Il quadro si fa ancora meno roseo se si guarda alla spesa italiana in istruzione in rapporto a quella pubblica totale: nel 2017, questa quota ha toccato il 7,9 per cento. Nessuno Stato membro Ue ha fatto peggio di noi. Le percentuali di Germania, Regno Unito e Francia erano state rispettivamente del 9,3 per cento, 11,3 per cento e 9,6 per cento. Prima della crisi, nel 2009, il 9 per cento della spesa pubblica italiana era andato in istruzione: l'1,1 per cento in più rispetto al 2017. In confronto al Pil, invece, ci sono quattro Paesi che fanno peggio del nostro (Romania, Irlanda, Bulgaria e Slovacchia): nel 2017, come abbiamo visto, l'Italia ha speso in istruzione pubblica una cifra equivalente al 3,8 per cento della ricchezza nazionale, appunto la quintultima percentuale in graduatoria. Anche in questo caso si è assistito a una riduzione rispetto ai livelli pre-crisi: nel 2009 questa statistica era stata del 4,6 per cento.

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E' vero che, sia per quanto riguarda il rapporto con la spesa pubblica totale che con il Pil, anche la media Ue a 28 Stati è calata nel tempo, ma in maniera meno ripida rispetto all'Italia. Nel 2017, i Paesi Ue hanno investito in istruzione, in media, una cifra pari al 4,6 del Pil, un -0,6 per cento rispetto al 5,2 per cento del 2009. Due anni fa, il rapporto tra spesa in istruzione e spesa pubblica totale è stata in media del 10,2 per cento, in calo dello 0,3 per cento rispetto al 10,5 per cento del 2009. 

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