Incinta e licenziata? E' possibile in casi di licenziamento collettivo e se le ragioni sono motivate

Sentenza della Corte di Giustizia della Ue sul caso di un dipendente spagnola di Bankia, lasciata a casa mentre era incinta. Il divieto al licenziamento delle gestanti, previsto dalla normativa Ue, non si attua nel caso di procedure collettive e per ragioni oggettive e non legate alla gravidanza

ANSA / CIRO FUSCO

Incinta e licenziata? E' possibile, in caso di licenziamento collettivo e se il datore di lavoro notifica per iscritto le ragioni e i criteri oggettivi adottati per lasciarla a casa. A stabilire che di fatto è possibile violare la direttiva Ue 92/85 sulla sicurezza e la salute delle lavoratrici gestanti, che vieta il licenziamento delle lavoratrici nel periodo compreso tra l'inizio della gravidanza e il termine del congedo di maternità, è la stessa Corte di Giustizia della Ue. I giudici del Lussemburgo hanno infatti dato ragione al gruppo spagnolo Bankia, poi finito in bancarotta, contro una sua ex-dipendente, lasciata a casa mentre era incinta. 

Il caso della lavoratrice spagnola

Il caso è relativo alla decisione del 2013 di Bankia di avviare una fase di consultazione con i rappresentanti dei lavoratori per procedere a un licenziamento collettivo. L'8 febbraio 2013 il comitato di negoziazione giungeva a un accordo che stabiliva i criteri da applicare nella scelta dei lavoratori da licenziare. Il 13 novembre 2013 Bankia notificava a una lavoratrice, all'epoca incinta, una lettera di licenziamento in forza dell'accordo del comitato di negoziazione. In questa si indicava che nella sua provincia era necessario ridurre in misura notevole l'organico e che dalla procedura di valutazione realizzata dall'impresa nel corso della fase di consultazione risultava che la dipendente aveva ottenuto uno dei punteggi più bassi.

La battaglia legale

La cosa non andò giù alla lavoratrice, che prontamente impugnò il licenziamento davanti al Tribunale del lavoro, che si pronunciò a favore della società. Di ricorso in ricorso si è finiti alla Corte di giustizia Ue, chiamata ad interpretare il divieto di licenziare le lavoratrici gestanti, sancito dalla direttiva 92/85, nel contesto di una procedura di licenziamento collettivo, a sua volta regolato dalla direttiva sui licenziamenti collettivi del 1998.

Licenziare perché incinta, impossibile. Ma in contrattazioni collettive il divieto scompare

Nella sua sentenza, la Corte ricorda, anzitutto, che una decisione di licenziamento adottata per motivi essenzialmente legati allo stato di gravidanza dell'interessata è incompatibile con il divieto di licenziamento previsto dalle norme comunitarie. Per contro, una decisione di licenziamento presa durante il periodo che va dall'inizio della gravidanza fino al termine del congedo di maternità per motivi non connessi allo stato di gravidanza della lavoratrice "non è contraria alla direttiva 92/85 se il datore di lavoro fornisce per iscritto giustificati motivi di licenziamento e il licenziamento dell'interessata è consentito dalle legislazioni e/o prassi dello Stato membro di cui trattasi".

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In sostanza se la donna è incinta e c'è aria di crisi nella sua impresa, non è più intoccabile. 

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