Le condizioni della Francia per il prestito a Renault: basta delocalizzazioni

Contro la crisi dovuta al coronavirus Parigi è pronta a concedere 5 miliardi garantiti dallo Stato, ma solo a patto che l'azienda punti sugli impianti nazionali, sulle vetture ecologiche e smetta di sviluppare quelli all'estero

Una fabbrica renault - foto archivio Ansa

Se Renault vuole gli aiuti di Stato della Francia allora deve smettere di delocalizzare e sviluppare i suoi impianti all'estero piuttosto che puntare su quelli nazionali.

Le condizioni di Macron

Sono queste le condizioni che Emmanuel Macron ha dettato all'azienda automobilistica in cambio di un prestito garantito dallo stato di 5 miliardi di euro per aiutarla a far fronte alla crisi del coronavirus. "Chiediamo ovviamente alle aziende che beneficiano di questi prestiti di fare del proprio meglio per l'occupazione e l'attività nel nostro territorio, e questo è il senso delle discussioni in corso con la Renault", ha spiegato la ministra dei Trasporti, Elisabeth Borne. Per l'esponente dell'esecutivo questo significa che la Renault deve, ad esempio, "Fermare lo sviluppo delle capacità produttive all'estero, come è stato fatto negli ultimi anni".

I piani di Renault

La richiesta del governo guidato dal premier Edouard Philippe potrebbe non essere però semplice da rispettare per l'azienda visto che il gruppo deve anche presentare alla fine della prossima settimana un piano di risparmio di due miliardi di euro entro la fine del 2022 che dovrebbe comportare, secondo diversi media francesi, proprio la chiusura completa di tre piccoli siti di produzione in Francia. Sul punto Parigi sta facendo resistenza, ma non si opporrà del tutto. "Certamente saremo attenti ad ogni posto di lavoro, ma vogliamo lasciare a Renault la possibilità di adattare la sua struttura di produzione", ha detto il ministro dell'Economia, Bruno Le Maire, in un'intervista a Bfm Tv, precisando che il gruppo dovrebbe fare "attenzione a certe scelte". In particolare, l'impianto di Flins che ha 2.600 dipendenti ed è uno dei tre a rischio e dove vengono assemblate le auto elettriche del marchio e la Nissan Micra,"non dovrebbe chiudere, perché per noi non c'è ragione".

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Puntare sui veicoli elettrici

"Non posso dire" che non ci saranno tagli occupazionali alla Renault, "non sarebbe ragionevole", ha aggiunto il ministro spiegando che tra le opzioni che vedono il favore dello Stato, c'è quella della rilocalizzazione in Francia da parte di Renault della produzione di veicoli elettrici e in questo modo il gruppo "potrebbe prendere impegni precisi" su questa produzione "che crea valore e quindi occupazione". Secondo Le Maire, Renault dovrebbe entrare nell'alleanza franco-tedesca per le batterie elettriche di cui fanno già parte il gruppo Psa, Total e Saft. "Se c'è un impegno che Renault deve prendere, ad esempio, è quello di essere azionista dell'alleanza delle batterie elettriche", ha puntualizzato il ministro. Un aumento della quota statale nella casa automobilistica, che al momento è del 15%, facendo di parigi azionista di maggiroanza relativa, "non è all'ordine del giorno".

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