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Martedì, 25 Giugno 2024
L'idea

Nasce un'app stile Tinder per far "matchare" migranti e aziende

Manca manodopera nell'edilizia e nell'assistenza sanitaria. Bruxelles vuole attrarre lavoratori qualificati fuori dall'Ue facendo evitare traversate in mare e viaggi a rischio

Un'applicazione per facilitare i "match" tra migranti e aziende, come in una sorta di Tinder, dove la ricerca di un lavoro si sostituisce a quella dell'amore (o del sesso). La piattaforma, che si chiama Talent Pool, è stata lanciata dalla Commissione europea, intenzionata a migliorare l'incontro tra le offerte di lavoro delle imprese negli Stati membri, sempre più a corto di manodopera, con i lavoratori intenzionati a trasferirsi in Europa. Lo strumento verrà abbinato anche a delle raccomandazioni per agevolare il riconoscimento delle qualifiche professionali delle persone provenienti da Paesi Terzi, ed una comunicazione sulla mobilità dei discenti.

"C'è una richiesta universale di andare oltre per far fronte alla carenza di forza lavoro nel mercato europeo", ha spiegato il vice-presidente dell'esecutivo europeo Margaritis Schinas, precisando che "c'è un potenziale intatto all'interno dell'Ue, ma non basta". L'Europa, ha ricordato il politico greco, è impegnata in "una corsa mondiale per i talenti", ma è rimasta indietro: "Stiamo lottando per accaparrarci talenti con concorrenti molto potenti, che hanno già percorsi assodati, come Canada, Stati Uniti e Australia", ha sottolineato Schinas. Con la demografia europea in calo, le imprese che hanno fame di dipendenti e la pressione dei migranti in arrivo da Paesi in guerra o in difficoltà economiche, è difficile pensare che un'applicazione possa risolvere tutti questi dilemmi, ma Bruxelles sa che è necessaria una marcia in più per facilitare meccanismi di arrivo al momento estremamente complessi.

Dove mancano i lavoratori

Insieme a Schinas, il 15 novembre il pacchetto sulla mobilità è stato presentato dalle commissarie Ylva Johansson (Affari interni) e Iliana Ivanova (Innovazione e Ricerca). Parlando delle preoccupazioni delle imprese per le carenze in alcuni settori chiave, Johansson ha citato l'edilizia, l'assistenza sanitaria (in particolare l'assistenza agli anziani) e il settore delle Tecnologie e comunicazione. La commissaria ha ricordato come lo scorso anno siano arrivate in maniera irregolare nell'Ue circa 330mila persone, mentre 3milioni e 300 mila sono entrate attraverso vie legali. Ma non basta. "In totale ci sono dieci milioni di lavoratori di Paesi Terzi nell'Ue e abbiamo un bisogno disperato di loro. Senza di loro ci fermiamo. Se guardiamo al 2030 abbiamo bisogno di sette milioni di lavoratori solo per motivi demografici", ha precisato Johansson. "Si tratta di uno strumento di politica sociale, ma anche di politica estera", ha messo in evidenza il vice-presidente Schinas. La proposta di Bruxelles mira da un lato a facilitare l'incontro tra aziende e migranti che intendono candidarsi per posti di lavoro, assicurando loro un ingresso sicuro nell'Unione europea. Punta dall'altro ad evitare traversate in mare, viaggi della speranza e tragedie, nonché quella pressione alle frontiere così difficile da gestire in alcuni momenti clou che coincidono con picchi di partenze. A fronte di carenze nel mercato internazionale, i migranti possono trovare direttamente quei posti di lavoro che corrispondono alle loro competenze e qualifiche, hanno sostenuto i commissari.

Funzionamento

La piattaforma sarà simile a Eures, la rete delle agenzie per il lavoro dell'Ue che al momento ha più di 3 milioni di posizioni aperte. Tramite la nuova app, l'algoritmo abbinerebbe direttamente i profili delle persone in cerca di lavoro, che risultano iscritte al di fuori del blocco europeo, a posizioni per le quali sono carenti i candidati locali. Visto che già esiste una piattaforma europea dedicata al lavoro, perché crearne una nuova? Secondo Johansson si tratta di un'applicazione "più trasparente" e "più facile da usare". "Non possiamo parlare di una funzione tipo Tinder, ma senz'altro di abbinamento", ha fatto notare Johansson. Risultato atteso: verrebbero attratte in Europa le persone con le competenze idonee, al contempo si eviterebbe il rischio di attraversare il Mediterraneo o intraprendere la rotta balcanica. Altro vantaggio enunciato dall'esecutivo dell'Ue riguarda le rimesse, visto che i salari che i migranti spediscono alle loro famiglie costituiscono una delle principali fonti di reddito per i Paesi in via di sviluppo. Secondo Bruxelles circa "65 miliardi di euro all’anno in rimesse appartengono a Paesi di fascia medio-bassa".

Scartoffie e burocrazia

Uno degli ostacoli principali all'arrivo di lavoratori competenti deriva da aspetti tecnici che dipendono da competenze nazionali, come ad esempio il sistema di riconoscimento dei diplomi e la concessione di permessi di lavoro. L'idea è quella di armonizzare questi aspetti, finora stabiliti in maniera diversa dai governi nazionali. Schinas, anticipando eventuali critiche di stampo nazionalista (vedi alla voce: "Prima gli italiani"), ha tenuto a precisare: "Non stiamo rubando lavoro a nessuno, ma aiutiamo Paesi europei a trovare lavoratori in settori critici. Abbiamo notato tanta burocrazia e tante scartoffie, per cui c'è riluttanza da parte di lavoratori di Paesi Terzi ad affrontare questo difficile percorso per venire a lavorare nell'Ue". Tra le carenze più gravi quelle nel settore della Tecnologia e delle comunicazioni. L'Ue dispone di circa nove milioni di lavoratori in questo ambito, ma ne servono almeno venti milioni.

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