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Venerdì, 3 Dicembre 2021
Lavoro

I dipendenti della Bce protestano: "Dateci paghe più alte, c’è l’inflazione"

Francoforte ha tra i suoi compiti quello di tenere sotto controllo i prezzi nell'area Euro. Ma la presidente Lagarde è contraria all’aggiustamento automatico dei salari chiesto dai sindacati

Mentre la Banca centrale europea continua a riassicurare il pubblico sul fatto che la crescita dell’inflazione sia un fenomeno temporaneo, il suo staff chiede stipendi più alti, corrispondenti all’aumento dei prezzi.

Serve un aumento più sostanzioso dei salari per i dipendenti in modo da proteggere il loro potere d’acquisto contro l’aumento “vertiginoso” dei prezzi: questa, in poche parole, la richiesta fatta dal sindacato Ipso che rappresenta il personale della Banca centrale europea (Bce). L’istituto bancario, come riporta Politico, ha già proposto un aumento in busta paga dell’1,3% dal prossimo gennaio. Tuttavia il tasso d’inflazione in Germania (la Bce ha sede a Francoforte) ha raggiunto il 4,6% lo scorso ottobre. In una mail inviata a tutto il personale la scorsa settimana, l’Ipso sottolinea come “il divario tra queste due cifre significa che ognuno di noi subirà una perdita permanente di potere d’acquisto”, e prosegue: “La Bce non è in grado (o non è disposta?) di proteggere il proprio personale dall’inflazione”.

Il mandato della Bce è di garantire la stabilità dei prezzi, che si può ottenere solo, si sostiene a Francoforte, con un’inflazione non superiore al 2%. Ma lo scorso ottobre, appunto, l’inflazione media nell’Eurozona ha raggiunto il valore massimo degli ultimi 13 anni: 4,1%. La Bundesbank, la banca centrale tedesca, prevede che salirà al 6% a novembre per poi rimanere stabilmente sopra il 3% per qualche tempo. Per mettere al sicuro il personale della Bce dagli impatti dell’aumento dei prezzi anche in futuro, Ipso ha chiesto l’introduzione di “uno schema d’indicizzazione attraverso il quale i nostri stipendi aumentino parallelamente all’andamento dell’inflazione”.

Peccato che ai piani alti dell’Eurotower ci sia una diffusa (e per nulla nuova) diffidenza verso questo genere di meccanismi: l’indicizzazione è vista come parte del problema, piuttosto che la panacea ai mali dell’inflazione. Secondo la Bce, ancorare gli aumenti di stipendi all’andamento effettivo dell’inflazione aumenterebbe significativo il rischio di “spirali salariali”, capaci di portare l’inflazione da temporanea a sostenuta.

È stata la stessa Christine Lagarde, governatrice della Bce, a sottolineare giorni fa in un dialogo con i membri del Parlamento europeo che l’abbandono delle clausole di indicizzazione automatica dei salari è stato “un miglioramento” rispetto alla situazione negli anni Settanta. All’epoca, lo shock petrolifero portò all’aumento dei salari, il che generò tassi d’inflazione a doppia cifra seguiti a loro volta da un rialzo aggressivo dei tassi d’interesse. È probabile dunque che le richieste di Ipso restino inascoltate.

Un portavoce della Bce ha dichiarato che l’istituto ricorre alla media ponderata degli adeguamenti salariali delle 22 istituzioni contribuenti poiché consente “di mantenere un legame stretto con l’evoluzione dei salari delle banche centrali nazionali degli Stati membri, in particolare quelli all’interno dell’area euro”.

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