Coronavirus, gli aiuti di Stato alle compagnie aeree sfondano quota 120 miliardi di dollari

Pioggia di prestiti e sovvenzioni al settore dei voli, che rischia comunque di finire schiacciato dalla mole di debiti accumulati durante la crisi. La Iata avverte: "Ripresa solo nel 2023"

Photo By Julian Herzog, commons.wikimedia.org

Gli aiuti forniti dagli Stati per garantire la sopravvivenza delle compagnie aeree colpite dalla crisi del coronavirus hanno raggiunto quota 123 miliardi di dollari a metà maggio. Lo ha annunciato l'International Air Transport Association (Iata). Tale sostegno è stato assegnato, in particolare, sotto forma di prestiti (50,4 miliardi), assistenza all'occupazione (34,8 miliardi), prestiti garantiti (11,5 miliardi) o conferimento diretto di capitale (11,2 miliardi).

Compagnie aeree nel tunnel del debito

Del totale di 123 miliardi di dollari, 67 dovranno dunque essere rimborsati e l'importo totale del debito del settore ammonterà a “quasi 550 miliardi” con “un aumento massiccio del 28%”, prosegue il report sugli aiuti alle compagnie. “La prossima sfida sarà quella di impedire alle aziende di annegare sotto il peso del debito creato dall’aiuto”, ha commentato il direttore generale della Iata, Alexandre de Juniac.

La distribuzione disomogenea

Lo stanziamento di risorse è stato distribuito “in modo non uniforme” in tutto il mondo, ha dichiarato Brian Pearce, direttore finanziario della Iata, che rappresenta 290 compagnie aeree. "Il Governo americano - ad esempio - ha aperto la strada con il suo ‘Cares act’” erogando aiuti che “in totale rappresentano un quarto delle entrate annuali delle aziende in questa regione del mondo”, ovvero del Nord America. L'Europa arriva al secondo posto (15% del fatturato annuo) poi arriva l'Asia (10%), sempre secondo i calcoli della Iata. D'altra parte, in Africa, Medio Oriente e America Latina, questo aiuto rappresenta solo l'1% circa del fatturato annuo delle imprese nel 2019. “Laddove i Governi non hanno risposto abbastanza rapidamente o con importi limitati, si è assistito a fallimenti”, sostiene de Juniac.

Tre anni per la ripresa

“Se non vi sarà alcun miglioramento della situazione durante il riavvio” del traffico aereo previsto da giugno per i voli nazionali e luglio per i voli internazionali “temiamo di assistere a numerosi fallimenti”, ha aggiunto il rappresentante delle compagnie. Il trasporto aereo è stato paralizzato a partire dal mese di marzo a causa delle chiusure delle frontiere che, praticamente ovunque, hanno impedito i viaggi. Si prevede che il traffico non tornerà ai livelli pre-crisi prima del 2023, conclude la Iata.

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