"La Chiesa doveva pagare l'Ici, l'Italia recuperi le somme", lo chiede la Corte Ue

Per l'avvocato generale dell'organo giudiziario europeo, le esenzioni concesse tra il 2006 e il 2011 a enti ecclesiastici e non commerciali sono aiuti di Stato e pertanto vanno considerati illegali. Il governo aveva dichiarato impossibile calcolare gli introiti non versati per la mancanza di dati catastali e fiscali

ANSA/FRANCO SILVI

L'Italia deve recuperare gli aiuti di Stato di cui hanno beneficiato la Chiesa cattolica e altri enti non commerciali tra il 2006 e il 2011 attraverso le esenzioni al regime dell'Ici, l'imposta comunale sugli immobili, anche per immobili di proprietà usati per attività economiche. Lo sostiene l'Avvocato generale della Corte di Giustizia dell'Unione europea.

La vicenda

Il 19 dicembre del 2012, la Commissione europea aveva giudicato le esenzioni Ici incompatibili con le norme Ue sugli aiuti di Stato. Al contempo, però, l'esecutivo comunitario aveva evitato di chiedere all'Italia di recuperare gli aiuti illegali, perchè sarebbe stato assolutamente impossibile determinare con le banche dati fiscali e catastali esistenti se e in che misura l'immobile di proprietà dell'ente non commerciale fosse stato utilizzato per attività economiche.

La richiesta dell'avvocato generale

Secondo le conclusioni dell'avvocato generale della Corte Ue, Melchior Wathelet, l'impossibilità di recupero dell'aiuto a causa di difficoltà organizzative imputabili allo Stato (nello specifico la mancata predisposizione di adeguate banche-dati) non giustifica un'eccezione alla regola per cui gli aiuti di Stato illegali vanno recuperati. L'Avvocato generale ha proposto alla Corte di Giustizia di annullare una sentenza del Tribunale e la decisione della Commissione laddove ritiene corretta l'omissione dell'ordine di recupero dell'Ici.

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