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Martedì, 27 Settembre 2022
Lavoro

Primi effetti del Recovery, economia italiana in crescita: Pil oltre il +6% nel 2021

La Commissione europea rivede le sue stime per il nostro Paese, aiutano anche i servizi al consumo. Previsto il ritorno ai livelli di ricchezza pre-pandemici entro giugno 2022

Il Prodotto interno lordo (Pil) italiano dovrebbe tornare al livello pre-pandemico entro la prima metà del prossimo anno. È quanto emerge dalle previsioni economiche autunnali pubblicate oggi dalla Commissione europea e che rivedono al rialzo la crescita del Pil del Belpaese, che dovrebbe attestarsi al 6,2 per cento anziché al 5 per cento previsto nelle stime estive pubblicate lo scorso 7 luglio. 

Stando alle tabelle pubblicate oggi, la ripresa italiana dovrebbe poi proseguire con una crescita del Pil al 4,3 per cento nel 2022 e al 2,3 per cento nel 2023. “Dopo il rimbalzo nella prima metà del 2021”, il Pil italiano “è destinato a continuare ad espandersi, anche se incontrando alcuni ‘venti contrari’ nel breve termine”, si legge nel capitolo delle previsioni dedicato all’Italia.

“I servizi al consumo hanno guidato il rimbalzo” dell’economia italiana “nel secondo trimestre di quest’anno” mentre “la forza trainante della crescita del Pil” si è spostata “dall'edilizia e dalla produzione ai servizi”. “Si stima che l'economia abbia continuato il suo percorso di espansione nel terzo trimestre del 2021 - si legge ancora nelle previsioni - mentre è probabile che l'aumento dei prezzi dei fattori di produzione e le interruzioni dell'offerta che devono affrontare le imprese manifatturiere peseranno sulle prospettive a breve termine”.

Tuttavia, “l'economia italiana dovrebbe intraprendere un percorso di espansione stabile e sostenuto il prossimo anno, grazie all'allentamento delle carenze di approvvigionamento, al sostegno di bilancio nazionale e in particolare allo sviluppo degli investimenti finanziati dalla Recovery and resilience facility”, ovvero la parte del Next Generation Eu dedicata al sostegno diretto dei Paesi membri. “Le prospettive rimangono soggette a rischi al ribasso legati alla pandemia - si avverte nel documento Ue - incluso il potenziale radicamento della partecipazione alla forza lavoro in diminuzione”

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