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Foto Ansa  EPA/ETIENNE LAURENT

Foto Ansa EPA/ETIENNE LAURENT

La Brexit complica il commercio, le imprese britanniche spostano magazzini (e sedi) in Olanda

I ritardi nelle spedizioni dovuti al ritorno delle dogane e i costi burocratici sono diventati l'incubo delle aziende, soprattutto piccole e medie, che cercano così di non perdere il loro principale mercato di esportazione

Per le imprese britanniche, soprattutto le piccole e le medie, la Brexit si è rivelata un incubo perché le esportazioni in Europa sono diventate più complicate a causa dei controlli alla dogana, dei costi burocratici aumentati e dell'Iva che viene riscossa al confine. Il tutto aggravato dai ritardi nelle consegne che i nuovi controlli stanno comportando e così diverse aziende stanno correndo ad accaparrarsi dei magazzini in Olanda, per fare lì lo stoccaggio delle merci che intendono vendere nell'Ue e organizzare da lì la rete di distribuzione.

Principale mercato britannico

Come racconta il Guardian le società di logistica olandesi sono state inondate di richieste di aiuto, mentre contemporaneamente il numero di società britanniche alla ricerca di una sede nel nei Paesi Bassi è raddoppiato negli ultimi 18 mesi. L'Agenzia olandese per gli investimenti esteri (NFIA) ha un elenco di oltre 500 aziende globali che stanno valutando di investire nella nazione in seguito alla Brexit, e la metà di queste sono società britanniche. E non è un caso visto che l'Ue, con i suoi 500 milioni di consumatori, rimane il principale partner commerciale del Regno Unito. La Gran Bretagna ha esportato 294 miliardi di sterline di beni e servizi nel blocco nel 2019, secondo le statistiche ufficiali, il 43% del commercio nel Regno Unito. E le imprese dell'isola non vogliono perdere questo mercato, ma devono inventare dei nuovi trucchi per sopperire alle frizioni al commercio che sono nate in seguito al divorzio. Trasferirsi in Olanda o anche solo organizzare l'i i propri magazzini è una soluzione ideale in quanto il porto di Rotterdam è sa sempre una delle porte dell'Europa per le merci britanniche e non solo.

Richieste in aumento

"Sappiamo per certo che sarà una follia completa in estate", ha detto al giornale britannico Jochem Sanders, responsabile dello sviluppo aziendale presso l'Holland International Distribution Council, un ente senza scopo di lucro che supporta il lavoro delle società di logistica olandesi. Sanders ha raccontato che da dicembre viene contattato da almeno una società britannica, e tutte sono alla ricerca di spazio per il magazzino. "Finora ho ricevuto richieste da 25 società britanniche a gennaio, e più di 30 a dicembre, chiedendoci di essere messe in contatto con società di logistica olandesi", ha detto Sanders. L'azienda inglese Hornby che produce trenini elettrici in fabbriche cinesi è una delle aziende che ha deciso di stoccare parte delle sue merci direttamente in Europa. In questo modo eviterà che i clienti europei debbano pagare maggiori costi di spedizione e Iva per ricevere gli articoli ordinati dal sito web dell'azienda. In base alle "regole di origine" delineate nell'accordo Brexit, i prodotti non fabbricati in Gran Bretagna, come i giocattoli di produzione cinese di Hornby, sono soggetti a tariffe quando riesportati dal Regno Unito nel mercato europeo. Stesso discorso per il rivenditore di articolo sportivi JD Sports, che nel 2020 ha venduto in Europa beni per 1,6 miliardi di sterline. Adesso sta esaminando una serie di Paesi dell'Ue, tra cui Germania e Paesi Bassi, per individuare un nuovo magazzino per servire i clienti del blocco.

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