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Sabato, 22 Gennaio 2022
Minsk / Bielorussia

La Bielorussia minaccia di bloccare il gas russo verso l'Europa

Ma Mosca 'rassicura' Bruxelles: "Niente ci impedirà di continuare ad adempiere in modo impeccabile agli impegni di fornitura". Sullo sfondo il Nord Stream 2

Dopo le ritorsioni commerciali, una nuova minaccia piomba sull'Unione europea con mittente il presidente Alexandr Lukashenko: la Bielorussia potrebbe interrompere il transito del gas russo verso l'Europa se l'Ue imporrà pesanti sanzioni economiche su Minsk. Una minaccia che, però, sembra più una provocazione e un assist a Mosca, che in questi giorni attende di conoscere l'esito della lunga vicenda del Nord Stream 2, il nuovo gasdotto che dovrebbe raddopiare le forniture russe verso il Vecchio Continente, in particolare verso la Germania. 

Quali che siano le vere ragioni profonde, resta il fatto che la Bielorussia è tornata ad alzare i toni dopo le tensioni ai confini con Polonia, Lituania e Lettonia, dove centinaia di migranti, per lo più richiedenti asilo, si trovano ancora bloccati. Accusata di spingere tali migranti verso l'Europa per fare pressioni politiche e controbbattere al sostegno Ue all'opposizione interna a Lukashenko, Minsk ha prima fatto notare a Bruxelles che le richieste di asilo sono indirizzate ai Paesi dell'Unione, soprattutto la Germania, e poi ha cominciato a reimpatriare i migranti, disinnescando temporaneamente le polemiche. Secondo i dati forniti da Minsk, almeno 3mila persone sono state rispedite in Siria o in Iraq. 

Le nuove minacce

La tregua, però, è durata poco. Nei giorni scorsi, il governo bielorusso ha annunciato che a partire da gennaio vieterà l'importazione di una serie di prodotti dall'Ue, tra cui anche italiani. E adesso, secondo quanto riporta l'agenzia Belta, il presidente Lukashenko pensa di bloccare le forniture di gas dalla Russia verso l'Europa. La minaccia non è mirata tanto all'ultimo pacchetto di sanzioni elevate dall'Ue nei confronti di Minsk (per la precisione, le sanzioni riguardano 17 persone e 11 entità private), quanto al rischio di un pugno ancora più duro da parte di Bruxelles nel prossimo futuro: "Se le sanzioni che impongono o imporranno in futuro ci mettono in una situazione di emergenza e non abbiamo altra soluzione che rispondere alle loro sanzioni, useremmo anche questa misura forte (lo stop al gas, ndr)", ha detto Lukashenko in una intervista a una emittente turca.

La Russia, come è noto, è un fornitore di gas strategico per l'Europa. Le direttrici attuali per i rifornimenti sono essenzialmente due: una passa per l'Ucraina, l'altra per la Bielorussia. A inizio autunno, quando nei Paesi Ue vi è stata un bisogno di maggiori forniture di gas, il gigante russo Gazprom non ha aumentato immediatamente i flussi verso l'Ucraina, pur potendolo fare. E questo, secondo diversi analisti, ha contribuito non poco a far lievitare i prezzi dell'energia a livelli record in Europa. Adesso che la situazione sembra stabilizzarsi, la minaccia della Bielorussia riapre i timori di nuovi rincari. Lukashenko lo sa bene, ma è difficile pensare che una mossa del genere non sia studiata in accordo con il suo principale protettore sulla scena internazionale, il presidente russo Vladimir Putin. 

La partita del Nord Stream 2

Non a caso, a stretto giro dalle dichiarazioni del leader bielorusso, il portavoce del Cremlino Dmitri Peskov ha immediatamente fatto sapere che Mosca è fiduciosa che "niente impedirà alla Russia di continuare ad adempiere in modo impeccabile agli impegni stabiliti negli attuali contratti" per la fornitura di gas all'Europa. A metà novembre, Putin, aveva già avvertito il suo omologo bielorusso che la chiusura del transito del gas "avrebbe causato gravi danni al settore energetico in Europa e non aiuterebbe lo sviluppo delle nostre relazioni con la Bielorussia". Una serie di dichiarazioni che, a Bruxelles, sembrano più un gioco delle parti innescato per altri scopi, leggasi Nord Stream 2.

Questo gasdotto, che raddoppierebbe le forniture di gas russo bypassando Bielorussia e Ucraina (ma anche la Polonia) per arrivare direttamente in Germania, è al centro da tempo di tensioni internazionali. Da un lato ci sono gli Stati Uniti, che hanno provato e continuano a provare a bloccare la messa in funzione del gasdotto, i cui lavori sono ormai terminati. Dall'altro, ci sono Ucraina e Polonia, Paesi molti vicini a Washington, che contestano un progetto che rischia di colpirli direttamente. Nonostante le tensioni in Ue, con il vicinato e con gli Usa, la Germania non sembra intenzionata a cedere. Tanto più con l'arrivo alla cancelleria di Olaf Scholz, il cui partito socialdemocratico è stato l'artefice e resta tuttora il principale sostenitore in Patria del Nord Stream 2. 

Nella sua prima visita da neo capo di governo a Bruxelles, Scholz ha detto chiaramente che il gas sarà centrale nella transizione energetica europea e ha fatto intendere che il nuovo gasdotto andrà avanti, a patto che la Russia non minacci l'Ucraina. Tradotto in altri termini, il neo cancelliere ha ribaltato l'accusa secondo cui il Nord Stream 2 rischia di rafforzare la dipendenza energetica dell'Ue da Mosca (e dunque il potere di ricatto di Putin), sottolineando come Berlino può usare la leva del gas per disinnescare le mire della Russia sull'ex Paese sovietico. 

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