Da baristi ad assistenti sociali per anziani: il progetto di ricollocamento durante il lockdown

L'idea nella città di Breda, in Olanda. Finché le attività come bar e ristoranti dovranno restare chiuse i dipendenti dei locali avranno l'opportunità di continuare a lavorare aiutando quella che è la categoria più vulnerabile al coronavirus

Una casa di cura - foto archivio Ansa EPA/STEPHANIE LECOCQ

Con la pandemia di coronavirus che sta sconvolgendo l'economia e il nostro modo di vivere, bisogna reinventarsi lavori e occupazioni per superare tutti insieme questa crisi. E per farlo in Olanda è stata lanciato un progetto che punta a ricollocare i lavoratori di uno dei settori più colpiti, quello dell'ospitalità, e nello stesso tempo fare in modo che possano diventare anche parte dell'esercito di coloro che stanno lottando per proteggere i più vulnerabili dalla malattia. A Breda centinaia di lavoratori del settore alberghiero hanno aderito a un piano che prevede di fargli occupare, mentre le loro attività sono chiuse, i posti vacanti delle case di cura e di riposo in tutta la regione del Nord Brabante. Come racconta 31mag il progetto è nato dall’intesa tra l’associazione per la ristorazione KHN e quella che si occupa del personale sanitario Surplus ed è stato annunciato dopo che il governo ha introdotto un lockdown parziale che ha causato la chiusura di ristoranti e bar in Olanda.

Finora si è riuscito già a garantire tra i 75 e i 100 lavori a tempo pieno. “Penso che sia fantastico vedere che i nostri colleghi del settore della ristorazione siano così entusiasti della proposta di aiutare il settore sanitario,” ha detto Johan de Vos, vice presidente della KHN, lui stesso proprietario di un bar e partecipante al progetto. Gli stipendi di baristi, cuochi, camerieri e manager verranno pagati per le ore di lavoro svolte nelle case di cura dalla Surplus e non dalle attività attualmente chiuse, così da alleviare le loro spese in un momento difficile come questo. 

Anche Surplus beneficerà della situazione, dal momento che queste assunzioni a tempo pieno costano meno dell’assunzione di un lavoratore part time o di un libero professionista. In alcuni casi, i lavoratori saranno utilizzati come camerieri in case di cura. Altri, riceveranno dei programmi di formazione accelerata per poter svolgere mansioni specifiche.

“Stiamo cercando di trovare per tutti un’occupazione che eviti delusioni. Ognuno, inoltre, sarà in grado di decidere quanto tempo vuole mettere a disposizione,” ha spiegato De Vos. “Alcuni decidono di prendere lavori a tempo pieno, mentre altri, per esempio, rimangono solo per due giorni alla settimana. Saranno dei 'lavori su misura', ed è qui che sta la forza della nostra proposta”.

“Il Coronavirus ci ha messo tutti in difficoltà,” ha detto il direttore di Surplus, Anton van Marsum. “Arrivati a questo punto, vogliamo che gli operatori sanitari si occupino il più possibile dell’assistenza e meno di tutti gli altri compiti che spetterebbero loro in una situazione normale. Queste altre mansioni possono infatti essere svolte anche da lavoratori di un altro settore”.

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