Sul Recovery Fund l'Ue avverte: "Niente soldi agli Stati che non fanno le riforme"

Il vicepresidente Dombrovskis ha spiegato che il meccanismo funzionerà come la politica di coesione, i fondi arriveranno a tranche e si perderanno se non si manterranno le promesse

Giuseppe Conte e Angela Merkel - foto Ansa EPA/JULIEN WARNAND

Il Recovery Fund non è l'albero della cuccagna dal quale chiunque potrà prendere alla bisogna. Il fondo da 750 miliardi, di cui 500 in contributi a fondo perduto e 250 in prestiti, sarà accessibile agli Stati membri come l'Italia di Giuseppe Conte o la Spagna di Pedro Sanchez, che più hanno spinto per ottenere il meccanismo pensato per superare la crisi dovuta alla pandemia di coronavirus, ma solo se in cambio faranno riforme economiche.

Riforme e investimenti

A ribadire la linea della Commissione europea è stato il vicepresidente Valdis Dombrovskis, che in una intervista alla Welt ha spiegato che gli Stati membri che vogliono ricorrere alle risorse del Recovery Fund "devono presentare piani che spieghino quali riforme e investimenti pensino di mettere in campo per stimolare la crescita e rafforzare le loro economie contro la crisi". Dombrovskis ha spiegato chiaramente che "se non ci sono riforme, non ci saranno i soldi”, e “questa è una conseguenza logica”, ed è anche così “in molti programmi dell'Ue che sono già in corso", come quello ad esempio per la Grecia.

Come la politica di coesione

"Se i Paesi non promuovono i loro progetti di riforma o non investono, non possiamo finanziare questi progetti dal bilancio dell'Ue. È molto semplice", ha insistito Dombrovskis, spiegando che i fondi verranno “distribuiti in tranche che arriveranno solo quando saranno stati raggiunti determinati obiettivi di riforma o saranno state completate le fasi di investimento”. Per spiegare il funzionamento del meccanismo il vicepresidente lettone ha fatto l'esempio della politica di coesione, lì “se gli Stati membri non riescono a realizzare progressi nei loro progetti di investimento e non rientrano nei tempi previsti, possono perdere finanziamenti”. “La stessa logica si applica” nel Recovery Fund, ha detto al giornale tedesco. Su che tipi di riforme o investimenti saranno richiesti il vicepresidente ha spiegato che si tratterà di quelli che “rendono le economie più verdi e più digitali”, e che le richieste di Bruxelles di baseranno sulle raccomandazioni specifiche per Paese, “le due cose saranno quindi strettamente collegate in futuro”, ha puntualizzato.

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La restituzione dei prestiti

Per quanto riguarda invece la restituzione della parte del fondo che sarà di prestiti, questa dovrebbe avvenire “in 30 anni” al massimo. Lo ha detto il commissario Ue al bilancio Johannes Hahn che, parlando ai deputati della Commissione agricoltura dell'Europarlamento, ha affermato che si tratta di una "stima molto conservativa”, e che anzi “potremmo riuscire a ripagare i debiti molto prima"

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