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Giovedì, 29 Febbraio 2024
Sicurezza energetica / Italia

L'Italia farà fatica a sostituire il gas russo senza la Libia

Il governo italiano sta cercando attivamente nuovi fornitori e ha già concluso diversi accordi. Ma rimpiazzare il 40% dell'import non sarà facile

Nel tentativo del governo italiano di ridurre la propria dipendenza energetica dalla Russia e di diversificare i propri approvvigionamenti, è stato siglato ad Algeri un accordo che prevede l’aumento delle forniture dal Paese nordafricano, che diventerà così il primo fornitore di gas naturale dell’Italia. Si stanno moltiplicando le missioni diplomatiche che da Roma partono alla ricerca di nuovi fornitori, ma sarebbe tutto più semplice se potessimo contare su un fornitore che per geografia e storia ha un rapporto privilegiato con l’Italia: la Libia. Il problema è che il Paese però non è nelle condizioni di aumentare la produzione dopo una lunga stagione di disordini e guerra civile, nate proprio da una guerra scatenata dallo stesso Occidente.

Il gas algerino

L’Algeria era già il secondo fornitore italiano, con circa 22,6 miliardi di metri cubi (bcm) pompati verso il nostro Paese nel 2021. Il fabbisogno annuale italiano si aggira tra i 75 e gli 80 bcm: di questi, l’anno scorso ne abbiamo importati 29 dalla Russia (poco meno del 40% contro il 31% dall’Algeria). Ma ieri il premier italiano Mario Draghi ed il presidente algerino Abdelmadjid Tebboune hanno concordato un aumento delle forniture, facendo diventare Algeri il principale fornitore di gas dell’Italia. Già entro la fine del 2022 potremo contare su 3 bcm addizionali, mentre l’anno prossimo l’aumento sarà di 6 bcm (di cui la metà in gas liquefatto o gnl) e dal 2024 si entrerà a pieno regime con un aumento di 9 bcm. Il gas algerino arriverà in Italia tramite lo stesso gasdotto utilizzato attualmente, il Transmed/Enrico Mattei, un serpente d’acciaio lungo 2475 chilometri che dall’Algeria attraversa la Tunisia e arriva in Italia via Sicilia, finendo in Slovenia.

Obiettivo diversificazione

L’obiettivo di Roma è ridurre di circa un terzo gli import di gas da Mosca, in una corsa contro il tempo per aumentare la diversificazione delle forniture e riorganizzare i consumi nazionali, anche nell’ottica del ricorso a fonti più sostenibili e dell’efficientamento energetico. Sono infatti previste altre missioni diplomatiche in Congo, Angola e Mozambico nelle prossime settimane per creare nuove collaborazioni bilaterali e recidere il “cordone ombelicale” con la Russia. Siamo inoltre in trattativa per nuove forniture di gnl con Egitto e Qatar: per trattarlo, insieme a quello promesso dagli Usa, l’Italia pianifica di installare due nuovi rigassificatori galleggianti. Il governo starebbe puntando a riempire gli stoccaggi di gas con 12 bcm (più 4 d’emergenza) entro l’inverno, per poter far fronte ai mesi più freddi.

Tutti i gasdotti portano a Roma

Attualmente l’Italia può contare sui rifornimenti di metano attraverso 5 gasdotti. Due arrivano in Sicilia: il Transmed per il gas algerino ed il Greenstream per quello libico. Poi ci sono il Tap, che collega la Turchia al Salento via Grecia e Albania (è la parte finale del Corridoio meridionale del gas, un tracciato più ampio che parte dall’Azerbaigian); il Transitgas, che fa arrivare in Piemonte il gas dalla Svizzera; ed infine il Tag, che porta il gas russo in Friuli attraverso l’Ucraina, la Slovacchia e l’Austria.

L’Italia si è inoltre già mossa per assicurarsi flussi aggiuntivi dall’Azerbaigian: attualmente, dal Paese caucasico giungono alla penisola circa 7 bcm annui via Tap, ma Baku si sarebbe impegnata per fornire ulteriori 2,5 bcm pompando entro la fine dell’anno un totale di 9,5 bcm. È inoltre in corso un’analisi per raddoppiare la capacità del gasdotto fino a 20 bcm l’anno, che se avrà esito positivo dovrebbe richiedere circa 4 anni. Al momento, l’ex-repubblica sovietica è il primo fornitore italiano di petrolio ed il terzo di gas naturale.

La Libia: un’occasione persa

Sarebbe però molto più semplice importare i volumi di gas di cui abbiamo bisogno dalla Libia, soprattutto per evidenti ragioni geografiche. Dai giacimenti di Wafa e Bahr Essalam del nostro vicino nordafricano importiamo circa 8 bcm l’anno via Greenstream, ma sembra che la capacità libica sia già massimizzata, dunque non è il caso di aspettarsi aumenti. La Libia ha le più grandi riserve provate di petrolio in Africa e grandi giacimenti di gas naturale. Il principale problema, tuttavia, è la delicata situazione politica interna: il Paese è di fatto ancora spaccato in due nonostante la guerra civile sia conclusa, una leadership unitaria fatica ad emergere, il processo elettorale supportato dall’Onu è deragliato da mesi e dilagano caos e corruzione. Le stesse forniture di idrocarburi non sono regolari, essendosi interrotte a più riprese (o comunque fortemente ridotte) nel 2011-12, nel 2014, nel 2016, nel 2021 e nel 2022.

Nuovi progetti e risparmio energetico

Altro gas naturale potrebbe infine arrivare in Italia dal Mediterraneo sud-orientale. Lì, l’Ue sta lavorando al gasdotto Eastmed, un ciclopico progetto infrastrutturale (e dai risvolti geopolitici non indifferenti) che dovrebbe collegare la rete europea del gas ai ricchi giacimenti offshore del Levante. Una volta completato, bypasserebbe la Turchia ed allaccerebbe direttamente la rete cipriota a quella europea. Un tratto aggiuntivo, detto Poseidon, dovrebbe agganciare all’Eastmed anche il nostro Paese ma i lavori sono al momento in naftalina. Quanto alla produzione energetica domestica italiana, dovrebbe esserci un aumento di oltre 2 bcm di gas naturale in diverse aree del Paese. Se nel lungo periodo la risposta strutturale arriverà dalle fonti rinnovabili (dalle quali ci si aspetta un risparmio di circa 3 bcm di gas all’anno, più altri 2,5 dallo sviluppo del biometano), nell’immediato potrebbero tornare ad avere un ruolo carbone e petrolio, che permetterebbero un risparmio compreso tra i 3 e i 4 bcm annui.

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