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Lunedì, 15 Aprile 2024
Il nodo

Mes: cos'è e cosa chiede Meloni in cambio della sua ratifica

La riforma del fondo salva Stati è di nuovo al centro delle polemiche. Salvini è scettico, ma la premier non chiude (del tutto) la porta

Vi dico come finisce il teatrino di Meloni sul Mes

Da anni rispunta con una certa cadenza ad animare il dibattito politico italiano e le interlocuzioni tra Roma e Bruxelles. Chi una volta era contro, adesso è a favore. E chi pochi anni fa ne ha firmato il via libera, ora sembra aver cambiato idea. Una vicenda tragicomica, verrebbe dare dire, quella del travagliato iter di approvazione da parte dell'Italia della riforma del Mes, il meccanismo europeo di stabilità o fondo salva Stati che dir si voglia. Certo, il Mes si porta dietro i fantasmi della Grecia e della Troika. Ma la riforma di questo strumento intergovernativo è stata elaborata, tra mille compromessi, proprio per scacciare quel triste ricordo. Tanto che oggi, per Giorgia Meloni, a lungo capofila del fronte anti-Mes, oggi il problema non è tanto la sua ratifica finale, ma quello che vi gira intorno: i problemi interni alla maggioranza, da un lato. Il Patto di stabilità e le norme Ue sulle crisi bancarie, dall'altro. Una matassa complessa, che richiede qualche preambolo.  

Le tensioni nella maggioranza

Innanzitutto, ci sono le tensioni interne alla maggioranza. Per Matteo Salvini, "l'Italia non ha bisogno del Mes". E con il leader della Lega, altri esponenti del centrodestra hanno più di un dubbio sull'opportunità di approvare il testo. Forse per questo, i partiti di governo hanno disertato ieri la commissione Esteri della Camera, dove la ratifica del fondo salva Stati è passata, ma con i voti dell'opposizione (e l'astensione del M5s). Si trattava solo di un parere, ma il caso potrebbe essere un'anticipazione di quello che accadrà a partire dal 30 giugno, quando il nuovo Mes approderà in Aula.

Mes: cos'è il Meccanismo europeo di stabilità e come funziona per l'Italia

L'impressione è che governo e maggioranza vogliano fare melina, complici anche le posizioni anti-Mes di FdI e Lega quando erano all'opposizione. Non sarebbe una novità: da anni l'Italia ritarda l'iter di approvazione della riforma. Era successo con il primo governo Conte (composto da M5s e Carroccio), che aveva alzato un muro. Venne poi il Conte II, stavolta in alleanza con il Pd, che nel 2019 raggiunse un accordo di massima a Bruxelles sulla riforma. Pochi mesi dopo, il Covid-19: quando l'Italia chiese a Bruxelles un aiuto per affrontare la pandemia, il primo suggerimento dei cosiddetti Paesi "frugali" fu quello di attivare il Mes, anche se ancora non riformato. Il governo si oppose e ottenne il Recovery fund. E nel gennaio 2021, forse in cambio dei soldi del Pnrr, lo stesso esecutivo diede il suo assenso alla riforma, pur apportando qualche modifica rispetto al testo precedente.  

Con Mario Draghi alla guida di Palazzo Chigi, la strada per la ratifica sembrava ormai in discesa, nonostante all'appello non mancasse solo Roma, ma anche la Germania. Di fatto, però, la patata bollente è giunta a Meloni. La quale, rispetto al passato, non chiude la porta al nuovo Mes per principio. Semmai, come ha spiegato il ministro degli Affari europei, Raffaele Fitto, tale questione "si risolve inserendola in uno scenario ampio con il completamento dell'unione bancaria e il ritorno del Patto di stabilità". Fitto, da un punto di vista tecnico, non ha tutti i torti.

Cos'è il Mes e cosa prevede la riforma

Il Mes, ricordiamo, è un meccanismo che ha lo scopo di fornire assistenza finanziaria sotto forma di prestiti ai Paesi dell'Eurozona che affrontano o rischiano gravi difficoltà finanziarie. A tal fine, l'attuale fondo di salvataggio ha una capacità di 500 miliardi di euro. Uno dei problemi di questo fondo, secondo l'Italia e non solo, è che chi accede ai prestiti deve rispettare una serie di condizionalità, ossia impegnarsi in riforme lacrime e sangue. Con la riforma, queste condizionalità sono state ammorbidite, ma non al punto da renderle meno intrusive nelle scelte di finanza pubblica di un Paese come accade, per esempio, con le attuali raccomandazioni della Commissione europea. 

La riforma del Mes: cosa cambia per l'Italia

Il compromesso raggiunto dall'Italia è stato di legare la riforma del Mes all'avanzamento dell'unione bancaria di cui parla Fitto. Di cosa si tratta? L'unione bancaria non è altro che il grande progetto europeo che dovrebbe evitare che la crisi di un istituto finanziario in Paese europeo si propaghi al resto dell'Europa. Uno dei punti chiave dell'unione bancaria è il meccanismo di risoluzione unico: si tratta di una sorta di ‘cassa comune’ per aiutare gli istituti bancari in crisi nell’Eurozona. È finanziato dai contributi del settore bancario, non dal denaro dei contribuenti. Se una banca entra in crisi, mettendo a rischio la stabilità di un Paese Ue, per esempio, scatta il meccanismo di risoluzione, che ha una cassa di 55 miliardi. Ma se questa cassa non basta, scatta il Mes, il cosiddetto backstop o paracadute. 

In realtà, tra il meccanismo di risoluzione e il Mes il passaggio potrebbe essere meno diretto se ci fosse un altro cuscinetto ad ammorbidire la crisi bancaria: si chiama Edis, ed è lo schema di assicurazione europea dei depositi bancari, l'ultimo tassello per completare l'unione bancaria: in sostanza, i Paesi dell'Eurozona, con questo schema, metterebbero in comune i rischi del settore. Sull'Edis, però, manca ancora consenso politico, pare per l'opposizione della Germania, che lamenta l'alto livello di Npl, ossia crediti spazzatura, che le banche italiane hanno nella loro pancia. L'Italia in questi anni ha notevolmente ridotto gli Npl, ma l'intesa europea resta ancora distante.

Il Patto di stabilità

C'è poi la questione del Patto di stabilità: la Commissione europea ha avanzato una proposta di modifica delle regole finanziarie che di fatto concede più tempo agli Stati membri per ridurre il debito ed evitare così tagli alla spesa pubblica controproducenti per la crescita. Ma la proposta non piace alla Germania, e pare che la riforma del Patto possa slittare al prossimo anno. 

Infine, anche se non citato da Fitto, c'è il capitolo spread: per rispondere alle spinte inflazionistiche, la Banca centrale europea ha intrapreso un percorso di rialzo dei tassi di interesse che sta mettendo sotto pressione il debito pubblico italiano. Per evitare che l'aumento dei tassi comprometta la nostra economia la Bce ha lanciato il Transmission protection instrument (Tpi), da alcuni ribattezzato come "scudo anti-spread". Perché il Tpi si attivi e protegga uno Stato dell'Eurozona serve però che rispetti una serie di parametri, tra cui il Patto di stabilità. Senza Tpi, il Paese in crisi potrebbe trovarsi costretto a fare affidamento al Mes.

Ecco perché intorno alla riforma del fondo salva Stati c'è un reticolo complicato di dossier irrisolti. Meloni vorrebbe adesso usare il Mes come chiave di volta per ottenere passi avanti su Patto di stabilità, banche e Bce. Un modo di trattare in Europa che hanno usato già in passato i suoi predecessori. Solo che a Berlino erano convinti che con l'ok al Recovery fund, almeno sulla riforma del Mes, la stagione dei ricatti era finita.  

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